
Dopo sei anni da Dark Matter, Moses Boyd torna con Songs For Sinners, il secondo album solista pubblicato il 30 ottobre 2026. Dodici tracce intrecciano jazz contemporaneo, gospel, soul, ritmi caraibici e cultura soundsystem. Un progetto personale che esplora il rapporto tra fede, dubbio e redenzione attraverso la sperimentazione musicale.
Moses Boyd, Song for Sinners, 2026 (cover album)
A sei anni da Dark Matter, Moses Boyd torna con Songs For Sinners, il suo secondo album solista, pubblicato il 30 ottobre 2026 da Exodus Records. Il batterista, compositore e produttore britannico affronta il rapporto tra fede e dubbio attraverso dodici tracce che intrecciano jazz contemporaneo, gospel, soul, ritmi caraibici ed elettronica. Ne emerge un progetto personale, nel quale la spiritualità incontra la cultura soundsystem londinese e la libertà dell’improvvisazione.
Songs For Sinners è un progetto a cui Moses Boyd lavora da molti anni. L’idea risale infatti alla sua adolescenza, quando aveva appena 16 anni. Il disco raccoglie riflessioni sul significato della fede e sulle sue contraddizioni, osservate attraverso una prospettiva profondamente umana.
La spiritualità emerge come una forza capace di offrire conforto, ma anche di alimentare divisioni e incertezze. Allo stesso tempo, può aprire la strada alla riconciliazione e alla redenzione. Boyd affronta questi temi senza limitarsi alle forme tradizionali della musica religiosa.
Il risultato è un linguaggio sonoro personale, costruito attraverso jazz contemporaneo, gospel moderno, soul, ritmi caraibici e cultura soundsystem. A questi elementi si aggiungono sintetizzatori, programmazioni elettroniche e armonie corali. Le voci soliste e i cori assumono così un ruolo centrale nell’economia del disco.
Le radici di Songs For Sinners si trovano in due esperienze formative per il musicista britannico. Da una parte c’è la chiesa in cui è cresciuto, dall’altra la scena soundsystem londinese, che ha contribuito a definire il suo rapporto con il ritmo e la produzione musicale. Boyd mette in relazione questi mondi attraverso arrangiamenti che lasciano spazio alla sperimentazione. La tradizione gospel dialoga con le sonorità elettroniche, mentre il jazz conserva la propria componente improvvisativa. Le dodici tracce non seguono un’unica direzione stilistica, ma sviluppano un percorso nel quale convivono strutture corali, ritmiche spezzate, atmosfere soul e soluzioni vicine alla musica elettronica. Questa libertà compositiva permette a Boyd di esplorare nuove possibilità per la musica spirituale, senza rinunciare alle proprie radici.
In Songs For Sinners, Moses Boyd costruisce un equilibrio tra composizione e improvvisazione. Il jazz rappresenta la struttura di partenza, ma lascia spazio a influenze differenti. Il gospel moderno dialoga con il soul, mentre i ritmi caraibici e la cultura soundsystem contribuiscono a definire l’identità ritmica dell’album. La presenza delle voci e delle armonie corali rafforza la dimensione spirituale del progetto. Tuttavia, Boyd evita di riproporre semplicemente le forme della musica religiosa tradizionale. Preferisce sperimentare con sintetizzatori, programmazioni e arrangiamenti che avvicinano il disco anche alla produzione elettronica contemporanea. In questo contesto, la contaminazione diventa il principale strumento espressivo. Le diverse influenze non rimangono elementi separati, ma confluiscono in una visione musicale coerente. L’improvvisazione, inoltre, mantiene aperto il dialogo tra le diverse componenti sonore.
Nel corso della sua carriera, Moses Boyd ha sviluppato una rete di collaborazioni che attraversa jazz, elettronica, soul e hip-hop. Ha suonato in tournée con Sampha e Kelsey Lu e ha partecipato come batterista a un album di Sons of Kemet candidato al Mercury Prize. Ha inoltre lavorato con il produttore sudafricano DJ Lag, collaborato con Little Simz e Four Tet e prodotto Arise di Zara McFarlane per Brownswood, l’etichetta fondata da Gilles Peterson. La sua attività comprende anche la realizzazione di musiche originali per Louis Vuitton e Grace Wales Bonner. Parallelamente, porta avanti il progetto Binker and Moses insieme al sassofonista Binker Golding. Nel 2020 ha pubblicato Dark Matter, il suo album d’esordio solista, che ha ottenuto una candidatura al Mercury Prize. Con Songs For Sinners, Boyd riprende quel percorso dopo sei anni e amplia ulteriormente il proprio vocabolario musicale.
Con Songs For Sinners, Moses Boyd mette in relazione esperienze personali, tradizioni religiose e culture musicali differenti. Il rapporto con la fede costituisce il filo conduttore di un lavoro che non cerca risposte definitive, ma esplora le contraddizioni della spiritualità. L’incontro tra gospel, jazz, soul ed elettronica permette al musicista di sviluppare una prospettiva autonoma. Inoltre, la libertà dell’improvvisazione contribuisce a mantenere aperto il dialogo tra tradizione e sperimentazione. Il secondo album solista di Boyd è quindi un progetto che guarda alla musica spirituale da una prospettiva contemporanea, senza rinunciare alla dimensione umana e personale dei temi affrontati. Un percorso di ricerca che conferma l’interesse del musicista britannico per il superamento dei confini stilistici del jazz. (La redazione)
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