John Wesley Harding di Bob Dylan torna al centro dell’attenzione dopo l’incontro in Vaticano con Papa Leone XIV

John Wesley Harding, l'album pubblicato da Bob Dylan nel 1967, torna al centro dell'attenzione dopo l'incontro con Papa Leone XIV in Vaticano. Padre Antonio Spadaro ha richiamato I Dreamed I Saw St. Augustine, una delle canzoni del disco, aprendo una riflessione sui riferimenti religiosi e sul significato delle composizioni del cantautore americano.

L’incontro in Vaticano tra Papa Leone XIV e Bob Dylan, avvenuto il 4 novembre 2026, offre l’occasione per tornare su uno degli album più particolari della discografia del cantautore americano. Si tratta di John Wesley Harding, pubblicato nel 1967 e ricordato da padre Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, in una riflessione condivisa su Facebook.

Spadaro ha richiamato in particolare I Dreamed I Saw St. Augustine, una delle canzoni del disco. Il brano mette in relazione la figura di Sant’Agostino con il tema della responsabilità individuale e della difficoltà di riconoscere chi porta un messaggio di verità. Un riferimento che assume un significato particolare alla luce dell’identità agostiniana di Leone XIV.

L’incontro tra Papa Leone XIV e Bob Dylan

Il riferimento di padre Spadaro nasce dall’incontro del 4 novembre in Vaticano tra Leone XIV e Bob Dylan, cantautore statunitense e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 2016. Nella sua riflessione, Spadaro ha accostato la formazione spirituale del Pontefice a una delle composizioni più significative di John Wesley Harding. Il religioso ha sottolineato il legame tra il pensiero agostiniano e il brano I Dreamed I Saw St. Augustine, nel quale Dylan affronta il rapporto tra verità, coscienza e responsabilità collettiva.

«Leone è agostiniano. Nel 1967, in John Wesley Harding, Dylan aveva sognato quel santo: in I Dreamed I Saw St. Augustine il narratore vede Agostino cercare chi ha già venduto la propria anima, assiste al suo martirio e si scopre, con orrore, parte della folla dei carnefici. Si sveglia solo, in lacrime. Il modello era la ballata su Joe Hill, il sindacalista fucilato nello Utah nel 1915; Dylan mise al suo posto il vescovo di Ippona e trasformò l’invito alla lotta in una confessione involontaria sulla nostra tendenza a mettere a tacere chi porta la verità». (Padre Antonio Spadaro)

John Wesley Harding, il ritorno alle radici folk

Pubblicato il 27 dicembre 1967, John Wesley Harding è l’ottavo album in studio di Bob Dylan. Prodotto da Bob Johnston per Columbia Records, il disco segnò un cambiamento rispetto alle sonorità dei tre lavori precedenti, caratterizzati da un approccio rock e da testi spesso astratti. Dopo Bringing It All Back Home, Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde, Dylan tornò a una strumentazione prevalentemente acustica e a una scrittura influenzata dalla tradizione folk americana. Il nuovo lavoro presentava arrangiamenti essenziali e un’atmosfera lontana dalle tendenze psichedeliche che dominavano la musica popolare di quegli anni. Inoltre, le canzoni si distinguevano per una scrittura concisa, ricca di riferimenti biblici, immagini simboliche e personaggi che sembravano provenire dalla tradizione delle ballate popolari.

Le registrazioni a Nashville

Dylan lavorò alle nuove composizioni nell’autunno del 1967, dopo un lungo periodo trascorso anche a registrare materiale informale insieme ai componenti della Band nella sua casa di West Saugerties, nello Stato di New York. Quelle sessioni, conosciute come The Basement Tapes, produssero numerose registrazioni. Tuttavia, il cantautore scelse di non inserirle nel nuovo album e preparò un repertorio distinto. Per realizzare John Wesley Harding si recò a Nashville, dove lavorò con il produttore Bob Johnston e un gruppo ristretto di musicisti. Le registrazioni si svolsero in tre sessioni, il 17 ottobre, il 6 e il 29 novembre 1967. In totale, furono sufficienti meno di dodici ore di lavoro in studio. La formazione comprendeva principalmente il batterista Kenneth A. Buttrey e il bassista Charlie McCoy. Dylan si occupò delle parti vocali, della chitarra, dell’armonica e del pianoforte. Soltanto negli ultimi due brani, I’ll Be Your Baby Tonight e Down Along the Cove, intervenne anche Pete Drake con la pedal steel guitar. Il chitarrista Robbie Robertson e il tastierista Garth Hudson, entrambi membri della Band, presero in considerazione la possibilità di aggiungere alcune sovraincisioni. Alla fine, però, il disco mantenne gli arrangiamenti originali.

Le canzoni e il significato di I Dreamed I Saw St. Augustine

L’album contiene dodici brani, tra cui alcune delle composizioni più conosciute del repertorio di Dylan. La scaletta comprende John Wesley Harding, As I Went Out One Morning, I Pity the Poor Immigrant, All Along the Watchtower e I Dreamed I Saw St. Augustine. Quest’ultima è proprio la canzone richiamata da padre Spadaro. Il brano racconta un sogno nel quale il narratore incontra Sant’Agostino, rappresentato come una figura che cerca di mettere in guardia gli uomini dalle conseguenze delle proprie azioni. La scena assume una dimensione drammatica quando il protagonista si rende conto di appartenere alla folla che perseguita il santo. Il risveglio, accompagnato dalle lacrime, trasforma così il sogno in un momento di presa di coscienza. Secondo la lettura proposta da Spadaro, Dylan riprende lo schema narrativo della ballata I Dreamed I Saw Joe Hill Last Night, dedicata al sindacalista Joe Hill, giustiziato nello Utah nel 1915. Al posto del sindacalista, però, compare il vescovo di Ippona. Il risultato è una riflessione sulla responsabilità di chi assiste alla persecuzione di una persona che cerca di affermare la verità. Un altro brano destinato a lasciare un segno nella storia della musica è All Along the Watchtower. La successiva interpretazione di Jimi Hendrix, pubblicata nel 1968, contribuì in modo decisivo alla popolarità della canzone.

Un album fuori dalle tendenze del 1967

L’uscita di John Wesley Harding coincise con un periodo nel quale la psichedelia e le sperimentazioni sonore occupavano una posizione centrale nella musica internazionale. Nello stesso anno erano arrivati nei negozi dischi come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles e Their Satanic Majesties Request dei Rolling Stones. Dylan scelse invece una strada differente. Rinunciò agli arrangiamenti elaborati e alle sonorità più vicine al rock, privilegiando una produzione asciutta e una scrittura legata alla tradizione americana. La scelta non passò inosservata alla critica. Il disco raggiunse il secondo posto nelle classifiche statunitensi e il primo in quelle britanniche. Inoltre, meno di tre mesi dopo la pubblicazione, ottenne la certificazione d’oro della RIAA. Nel corso degli anni, la reputazione dell’album è cresciuta ulteriormente. Nel 2003, Rolling Stone lo inserì al numero 301 nella propria classifica dei 500 migliori album di sempre. La pubblicazione è comparsa anche nelle successive edizioni della graduatoria, raggiungendo la posizione 337 nel 2020.

Il titolo, la copertina e le curiosità

Il titolo dell’album richiama John Wesley Hardin, fuorilegge texano dell’Ottocento. Dylan ne modificò però il cognome, trasformandolo in Harding. Le ragioni di questa scelta non sono mai state chiarite. Anche la copertina presenta alcuni elementi particolari. La fotografia mostra Dylan al centro, affiancato dai fratelli Luxman e Purna Das, musicisti bengalesi appartenenti alla tradizione Baul. Alle loro spalle compare Charlie Joy, un artigiano locale che lavorava come scalpellino e carpentiere. Dopo la pubblicazione, alcuni osservatori sostennero di riconoscere i volti dei Beatles e altri dettagli nascosti nelle venature dell’albero raffigurato nell’immagine. Il fotografo John Berg chiarì successivamente che quelle somiglianze non erano intenzionali e che lui stesso le aveva notate soltanto dopo l’uscita del disco. Un’altra particolarità riguarda le note interne della copertina, scritte dallo stesso Dylan. Contengono un racconto con tre re e tre personaggi, Terry Shute, Frank e Vera, la moglie di Frank. La narrazione riprende alcuni elementi presenti nelle canzoni dell’album.

La scelta di Dylan e il rapporto con la musica del suo tempo

Con John Wesley Harding, Dylan realizzò un disco lontano dalle aspettative del mercato e dalle principali tendenze musicali del momento. La sua scelta di mantenere un profilo pubblico basso si rifletté anche nella promozione dell’album, per il quale preferì evitare una campagna pubblicitaria particolarmente vistosa e non volle pubblicare un singolo in occasione dell’uscita. Il lavoro rappresentò inoltre una fase di transizione nella sua carriera. Dopo la partecipazione al concerto commemorativo per Woody Guthrie, il 20 gennaio 1968 alla Carnegie Hall di New York, Dylan si sarebbe allontanato per un periodo dalle esibizioni pubbliche. A quasi sessant’anni dalla sua pubblicazione, John Wesley Harding continua a offrire diversi livelli di lettura. Le sue canzoni intrecciano riferimenti religiosi, tradizione folk e riflessioni sulla coscienza individuale. È proprio questo aspetto ad aver riportato l’attenzione sul disco in occasione dell’incontro tra Papa Leone XIV e Bob Dylan in Vaticano. (La redazione)

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