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Popol Vuh – Revisited & Remixed: 1970-1999 (2011)

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Il Popol Vuh (‘libro della comunità’) era anticamente il libro sacro degli indiani Quichè (il più potente e colto popolo tra i discendenti degli antichi Maya) che vivevano sui territori dell’attuale Guatemala fino al 1524 quando Pedro de Alvadaro, sanguinario capitano al servizio di Hernan Cortes, ne uccise il loro re. E questo è il nome dato da Florian Fricke, pianista diplomatosi all’accademia di Friburgo e personaggio di notevole sensibilità musicale (anche ex critico e regista cinematografico), alla band costituita nel 1969. Fricke aveva le idee molto chiare su quello che la Musica non deve essere: “(…) Nell’apparato propagandistico del capitalismo – aveva affermato – la musica s’incarica di stendere un velo che serva a coprire la ragione, a impedire di scegliere e decidere. Gran parte del pop americano e inglese si ritrova in quest’ambito deteriore, dove l’arte dei suoni diviene corruzione o appare in stretto accordo con essa”. A differenza di altri gruppi tedeschi (Tangerine Dream, Amon Duul, Kraftwerk, Can, Neu) fautori come loro di quelle sinfonie elettroniche, genere che venne ribattezzata ‘Kosmische Musik’, i Popol Vuh privilegiarono una musica d’impronta mistica, dal fascino esotico e dalle sonorità oniriche, anticipando di gran lunga la felice stagione della New Age, un rock metafisico costruito su suoni eterei e accordi celestiali che fondono antico e moderno. Il gruppo tedesco, quindi, non solo è stato una delle band più influenti nell’ambito della musica elettronica d’avanguardia (laddove la musica era un mezzo per conseguire sensazioni ed emozioni forti e non uno strumento commerciale), che li vide affermarsi negli anni ’70 quali precursori della ‘Ambient’ dei vari Brian Eno, Robert Fripp & Co, della New Age e del fenomeno ‘kraut rock’, ma allacciarono pure un proficuo sodalizio con il regista Werner Herzog, componendo molte delle colonne sonore dei suoi film più famosi (“Nosferatu”, “Aguirre Furore di Dio”, “Cobra Verde”. “Cuore di vetro”, “Fitzcarraldo” e “L’enigma di Kaspar Hauser”). La loro importanza non si esaurisce qui perché sono stati fondamentali anche sul piano della ricerca tecnica nella musica elettronica; sono stati infatti i primi ad utilizzare il Moog e a sperimentare contaminazioni con quella “World Music” che sarebbe esplosa successivamente negli anni Novanta. Questo doppio CD ripercorre i quarant’anni della storia del gruppo – che si sciolse subito dopo la scomparsa di Florian Fricke avvenuta a Monaco di Baviera il 29 dicembre 2001 per un infarto all’età di 56 anni – e ne celebra in qualche modo l’importanza. Infatti, realizzato nel decennale della scomparsa del leader Florian Fricke, si divide equamente nel proporre il meglio della loro produzione discografica, sia sotto il profilo del peso specifico sui destini della musica elettronica che per il contributo dato al Cinema, ricco di suggestioni. E contempla anche alcuni episodi tratti da due degli album più importanti dei Popol Vuh: “Hosianna Mantra” del ‘72, il capolavoro mistico concepito da Fricke (in controtendenza, con strumentazioni acustiche quali piano, clavicembalo , violino ed oboe), che conquistò le menti con un mirabile concentrato di purezza ‘cosmica’ intriso di suggestioni religiose e spirituali, e “In Den Garten Pharaos” (pure questo del ‘72) che è l’altro gioiello ancestrale e inarrivabile, musica allo stato puro, vera e propria ‘esperienza’ mantrica, cerebrale e spirituale per qualsiasi ascoltatore libero da condizionamenti esterni. Di questo album sono presenti la lunga title-track (oltre 17’) ed un remix di “Garten Pharaos”. Altri materiali sono rielaborati da dischi come “Affenstunde“, l‘esordio del 1970, e “Messa di Orfeo” del ’98. Ad un primo disco siglato come “Planet Side (Revisited)”, contenente dodici episodi del gruppo (un po’ poco in verità per sintetizzarne lo spessore) che lasciano spazio alle divagazioni ambient,comprendendo un inedito (“Kailash: Last Village”), segue un secondo disco, “Cosmic Side (Remixed)”, interamente dedicato ad una serie di remix dei brani dei Popol Vuh – con particolare riguardo per le colonne sonore dei film di Herzog – realizzati, in omaggio alla grande formazione tedesca, da personaggi di culto del panorama elettronico mondiale, siano essi chemical, sperimental-underground, ambient o lounge, come Stereolab (alle prese con “Hosianna Mantra”), Peter Kruder (“Aguirre I/II”), Mouse On Mars (“Through Pain To Heaven”), Mika Vainio dei Pan Sonic (“Nachts Schnee”), Moritz Von Oswald, Thomas Fehlmann, artisti che dall’esperienza dei Popol Vuh hanno attinto ispirazione. Utile più che mai a comprendere quanto grande sia stata l’influenza di certa musica tedesca sui materiali sonori più in voga ai giorni nostri nei club. (Luigi Lozzi)

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