Buried Horses – Tempest (2011)

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Tutti abbiamo un blues da piangere. Qualcuno però ne ha qualcuno in più. I Buried Horses, ad esempio ne hanno almeno dieci. E li mettono in fila come lacrime su questo loro debutto pubblicato in madrepatria dalla benemerita Spooky e per noi anime afflitte europee per l’ altrettanto encomiabile Beast Records. Ancora una volta è la grande anima nera australiana ad agitarsi qui dentro, come un cetaceo colpito al cuore e lasciato imputridire nel grande mare del Sud. Tempest è un disco increspato e denso di umori neri come quelli che respiravano affannosi nei dischi di These Immortal Souls, Drones, Crime and The City Solution. I paragoni con Birthday Party e Beasts of Bourbon che invece ho visto fare da qualcuno mi sembrano parecchio affrettati. Manca qui l’alito cannibale e ferale, il brontolio malvagio che abitava in dischi come Prayers on Fire, Sour Mash, Junkyard. Le lunghe composizioni della band di Melbourne preferiscono allentare le corde del ritmo fino ad abbandonarsi alla calentura asfissiante di Boar Down o Maiden ‘s Locker. Alla lunga si soffre un po’ di mal di mare, su questa scialuppa in balia della tempesta. Sappiatelo prima di salpare, che poi venite a scassare la minchia a gita conclusa. (Franco Dimauro)


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