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Recensione: Pink Mountaintops – S.T. (2004)

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Dopo i Jerk With A Bomb e i Black Mountain, ecco un’altra creatura partorita della fervida mente del canadese Sthephen McBean, i Pink Mountaintops, uno dei progetti più insoliti e interessanti del momento.[1] Un esordio dai sigilli “classici” capace di raccordare, in maniera del tutto originale, nuclei psichedelici, andature folk rock e persino sequenze elettroniche ben misurate. Musica di una volta, ci verrebbe da dire, ma con qualcosa di attuale. E quel qualcosa di attuale è il modo in cui il nordamericano è riuscito a mettere insieme Neil Young con i Grant Lee Buffalo, i Velvet Underground con i Morphine, Gram Parsons con i Grandaddy. Ballate eteree (Rock’n’roll Fantasy) e graffianti (Sweet ‘69) che racchiudono passaggi floydiani e percorsi di velvettiana memoria (Tourist In Your Town). Otto tracce narcotiche e dagli ambienti quasi autunnali (I Fuck Mountains) imperniate sostanzialmente su voce, chitarra e ritmiche circospette che affidano la conclusione a una più che piacevole (anche se fuorviante) cover dei Joy Division, una versione psychedelic pop di Atmosphere. Un debutto insomma che non possiamo fare a meno di consigliare, soprattutto a coloro che, pur guardando avanti, non hanno mai smesso di rovistare nel passato. (Luca D’Ambrosio)

[1]Recensione pubblicata su ML – n. 24 del 20 dicembre 2005


✓ MUSICLETTER.IT © Tutti i diritti riservati - 17 Dicembre 2013

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