Live review: Massive Attack, Padova.

  • 3Minuti
  • 473Parole

massive-attack-padova.jpg
Di concerti se ne consumano, di aspettative annesse altrettanto. Padova e il suo Gran Teatro Geox, in una tiepida serata invernale, nella notte dell’amore da calendario, ospita la seconda e ultima tappa italiana dei Massive Attack. William Shakespeare, nella “Bisbetica Domata” definiva Padova “culla delle arti”, se Shakespeare avesse ascoltato l’incipit di Inertia Creeps ne avrebbe costruito una drammaturgia intensa, tra la pittura patavina del 300′ e la Bristol street contemporanea, ne siamo certi.

Arrivati nei pressi del Gran Teatro Geox, veniamo accolti da parcheggiatori professionisti che con cura indicano il preciso punto di sosta. Il Veneto in fondo è anche fatto di precisione e di modelli organizzativi impostati ed efficaci. Il Gran Teatro Geox è una struttura dotata di una buona acustica e gli scozzesi Young Fathers (già vincitori del prestigioso Mercury Prize), ne tastano immediatamente l’efficacia. Potenti e risoluti, a tratti sfrontati, questi tre ragazzi di Edimburgo aggrediscono i già non pochi spettatori con un hip hop tagliente e diretto. Promossi in pieno. Sono le 21 e 15 e nel buio sbucano le sagome di Robert “3D” e Grant “Daddy G”, accompagnati da cinque notevoli musicisti, direttamente teletrasportati dalla scena undergound della Bristol di metà ‘90. Siamo totalmente immersi nel trip elettronico, quando l’eterea Martina Topley Bird accarezza il fiume di gente. Un solco lungo anni luce, tra la sua voce e tante, infinite nuove voci provenienti dalla Cornovaglia e dintorni. Notevole l’alternanza di voci nelle quasi due ore di live: da Horace Andy (Angel, Girl I love you) a Debbie Miller (Unfinished Sympathy, Sale from Harm).

Performance meravigliosamente sublime supportata da uno schermo pronto a sottolineare ogni vocalismo, ogni suono, come un perfetto pentagramma visivo, da una parte a supporto di una percettività onirica extrasensoriale e dall’altra un continuum di provocazioni e riflessioni. Bandiere di nazioni che diventano loghi di multinazionali, Oriente vs Occidente, immagini di profughi sempre più tristemente profughi. Tanti messaggi, tante riflessioni, ma anche tanti sorrisi nel vedere un maxi schermo che partorisce titoli e pensieri appartenenti alla cultura giornalistica più spicciola e becera del nostro paese. Momenti di delirio quando appaiono le scritte “Belen single, balla sui tavoli” o “Simona Ventura ringiovanita ancora”, mentre magicamente incalzano Future Proof e la commovente Teardrop. Superata di poco la mezzanotte, composti ci imbattiamo in un’ordinata e quasi militaresca fila ai cappotti. San Valentino è terminato da dieci minuti e noi ci porteremo per sempre questo live nel cuore, e non nel calendario. (Giovanni Aragona)

Setlist



Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento




Lascia un commento