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Recensione: Motorpsycho – Here Be Monsters (2016)

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Da una band che produce album dal 1989 è facile aspettarsi virtuosismi in pantofole dinanzi a un camino, o nella peggiore delle ipotesi pantofole e tanta autocelebrazione. I Motorpsycho sono, oggi, dei virtuosi e maturi musicisti che confezionano il loro diciassettesimo album, nato dall’iniziale colonna sonora partorita per i festeggiamenti del Museo norvegese della tecnica e della scienza.

Con questo nuovo lavoro continua la ricerca e la rivisitazione del sound caldo di fine anni ‘60, così come continua la passione e la voglia di tessere tele per poi immergersi in esse a occhi chiusi. I Motorpsycho, da sempre pionieri di onestà, sperimentano, compongono, creano ma senza clamore; suonano moltissimo dal vivo, ancora oggi, e lo fanno per una gran fetta di estimatori, con grande scetticismo di tanti che, da sempre, sperano ed esigono uno slancio per così dire più mainstream (che in realtà mai avverrà). Il sodalizio Bent Saether/Hans Ryan non risente del tempo, delle culture cambiate, delle tendenze. La solidità del duo è garanzia di affidabilità.

Here Be Monsters si apre con una serie di carezze a un piano che fanno da apripista ai nove minuti di Lacuna Sunrise, prima tessitura in classico stile Motorpsycho: comporre, affondare, visitare e riflettere. I.M.S è una canzone giocata sull’assodata costruzione di un suono ipnotico per poi sfociare nella potenza di una perfetta armonia tra basso, da sempre ombra di una seconda chitarra, e una batteria incalzante. Quasi fedele all’originale, la cover di Terry Callier, Spin Spin Spin, è un tributo a uno sperimentatore mai convenzionale. Il cerchio si chiude con Big Black Dog, diciassette minuti di viaggio acido e furia psichedelica,tra voci sovrapposte provenienti da altre dimensioni, riff di basso sparati in salsa noise e il solito cuore heavy psych, pulsante e giovane come quello del lontano 1989. Una band oramai matura, ma da sempre incentrata sul concetto di “essere”. Un “essere” pieno di esistenzialismo. (Giovanni Aragona)



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