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Recensione: Frei – Evolution, 2016 (full album stream)

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Bellissimo questo nuovo disco di Frei, bella prova d’autore, bella prova di modernità e di freschi orizzonti. Semplice, perché non ha fronzoli né organze fantascientifiche questo Evolution e, per quanto l’elettronica possa essere un elemento imperante e assoluto, nulla sembra essere inverosimile e impossibile da raggiungere. Insomma, Frei fa con l’elettronica tutto ciò che sembra naturale aspettarsi oggi. Un disco che attinge a quella Bologna di “famosi” cantautori del passato, ma che rivolge attenzione a una certa fantasia futuristica per quel che riguarda i testi, attraverso i quali il cantautore ci racconta il suo personale concetto di “evoluzione umana” mediante ruoli invertiti, sconnessi, alterati. Scivolano via e intrigano con le loro melodie tutti e otto gli inediti in sequenza guidati dal singolo di lancio Le macchine di cui esiste sul web un bel videoclip. Succede sempre così quando chi realizza qualcosa pensa a cosa dire piuttosto che al come dirlo. E il cantautore romagnolo, Frei, ci pensa due volte prima di aprire bocca. Un bel sentire, praticamente. (Alessandro Riva)

Intervista a Frei di Alessandro Riva
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“Le Macchine”. E se nel futuro le macchine tornassero a essere analogiche? Sarebbe possibile una tale “Evoluzione”?
Non credo sia una questione di analogico o digitale, credo sia una questione di materiale, trasformazione, utilità ed energia. Costruite una macchina con un materiale naturale che duri almeno quanto la vita di 100 uomini, riciclandosi ogni volta, la cui trasformazione necessiti di un’energia inesauribile presente in natura e senza nessun tipo di emissione dannosa, la cui utilità serva a perfezionare il nostro vivere in relazione alla natura. Questa non è la macchina del passato, né la macchina del futuro, tantomeno la macchina di oggi.
Questa è “La macchina”. A cosa assomiglia? Ok, tu stavi parlando di sonorità, avevo capito. Prediligere i suoni e gli strumenti vintage o analogici a priori, non credo che ti possa rendere più evoluto. Ti fossilizzi nella bellezza di certi suoni e basta, che resta comunque un bel morire.

Miti e padri della tua canzone d’autore: ci dai dei riferimenti che non siano ovvi come Lucio Dalla? Perchè, ascoltandoti, so per certo che non sono così ovvi…
Vuoi che ti faccia un elenco di tutti i cantautori italiani dal più grande al più piccolo? Perché li conosco tutti a memoria e mi hanno influenzato più o meno tutti. Ma il disco che ha influenzato di più tutte le mie canzoni è uno solo, di un artista contemporaneo straniero, e preferisco che lo scopriate da soli. Se volete una sorta di bibliografia per questo lavoro posso darvi questa: Erasmo Carlos, Alberto Ferrari, Josh Rouse, Battisti, Sebastian Tellier, Pink Floyd, Ramon Gomez de la Serna, Kubrick, Herzog.

Ma l’idea di raccontare questa tua visione di “evoluzione umana”, da dove nasce? Curioso come leitmotiv…
Dai giorni che trascorro in casa tra le macchine e gli animali domestici. Partendo dal raccontare episodi o fare riflessioni esistenziali in relazione alle macchine e animali che mi circondano, mi sono ritrovato a parlare di evoluzione. Inoltre, dopo il disco “2013: odissea nello spiazzo”, per concludere la trilogia, volevo fare un disco su un altro pianeta, inteso come un’altra realtà. Per andare in un’altra realtà ho rovesciato questa, e per farlo, ho trasformato (con poca difficoltà) l’evoluzione in involuzione, per poi creare un altro tipo di evoluzione.

Quindi in qualche misura possiamo parlare di “Evolution” come di un concept album?
Fino a un certo punto. I concept album nella tradizione italiana hanno delle caratteristiche un po’ diverse: sono sicuramente più espliciti e con canzoni molto più legate tra loro. Quindi, uscendo da questa tipologia di concept album, forse, sì.

Dalle note di stampa leggo che “Evolution” chiude una trilogia. Di cosa si tratta?
Si tratta dei miei primi tre dischi da solista. Nel primo l’ambientazione è il bosco, nel secondo lo spiazzo di cemento sotto casa, nel terzo un altro pianeta. Nel primo si parla di ricerca, nel secondo di una modernità mancata che degenera nelle manie, e nel terzo si mette in discussione l’evoluzione e ci si ritrova altrove.

Parlando dunque di evoluzione, un domani le canzoni saranno scritte dalle macchine o dalle scimmie?
Esiste una realtà dove le canzoni le stanno già scrivendo le macchine, una dove le stanno scrivendo le scimmie, una dove le stanno scrivendo i caprioli, una dove non le scrive nessuno, una dove le scrivono tutti, una dove le scrivo solo io, una dove le scrivono le piante marine, una dove si scrivono da sole, una in cui le stai scrivendo tu. Ma la cosa più interessante è che esiste una realtà, dove sono le canzoni a scrivere noi.



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