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L’album di debutto dei torinesi Dropp. Guarda il video.

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Esce per White Forest Records il primo full-lenght dei torinesi Dropp dal titolo Patterns. Il disco arriva a due anni di distanza dall’EP New Paris datato ottobre 2013. Due anni di gestazione, di scrittura, di sperimentazione e di ripensamenti, sfociati in un lavoro intimo e maturo in cui le otto tracce scelte rappresentano al meglio la perfetta sintesi tra le intuizioni del lavoro precedente (All Past Paths, Anything Goes) e le nuove idee (No Induction, Not Done, Ideas), creando un suono originale e del tutto personale.

Tema centrale di Patterns è il dualismo frammentazione/coerenza ben rappresentato sia dal titolo stesso dell’album che dall’immagine di copertina (una planimetria del Duomo di Torino che si presenta molto frastagliata, ricca appunto di diversi patterns e frammenti, ma tutti sempre molto coerenti con la figura centrale). Questo dualismo è anche ben applicato alla musica del disco: otto tracce create in un periodo di tempo molto ampio in cui quattro persone con idee, pensieri, approcci alla vita (e alla musica) anche molto diversi fra loro, hanno cercato di trovare un punto di accordo e di coerenza da esprimere in musica.

Patterns è un viaggio sonoro allo stesso tempo caldo e freddo, tra buio e luce, che si pone a metà strada fra le due principali nuove scene della musica elettronica italiana: da una parte il lato più “pop” rappresentato da artisti come Capibara, Godblesscomputers, Populous, Go Dugong, dall’altra le influenze più sperimentali di artisti propri della scena torinese come Vaghe Stelle, Mohko, Dyd. Un lavoro italianissimo dunque, ma dal forte respiro internazionale, basti pensare agli artisti citati dai Dropp tra le loro principali influenze: These New Puritans, Koreless, James Blake, Oneohtrix Point Never, Caribou e National. (Fonte: Sfera Cubica)



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