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English Aphasia, il nuovo album di Daniele Faraotti

English Aphasia è distopico, disturbante, eclettico, colorato in modo eccessivo; è un Arlecchino del suono e della forma.

Devo dire che un ascolto simile si rinnova nel tempo ed è sempre una scoperta e una novità. Daniele Faraotti, grande chitarrista e producer italiano con una lunga carriera alle spalle, approda ad un lavoro personale a tratti davvero geniale.

English Aphasia è distopico, disturbante, eclettico, colorato in modo eccessivo; è un Arlecchino del suono e della forma. Spudorati omaggi non solo a Bowie ma a tutto quell’eclettico mondo rock psichedelico americano – anzi direi quasi berlinese – in cui svetta su tutto l’uso del grammelot, liriche inesistenti che lasciano la comodità alla voce di prodursi in quel “finto inglese” che spesso si usa per una prima stesura melodica del brano, un po’ come faceva Battisti quando presentava i brani a Mogol.

Ma che sia una sfida o una comodità, che sia una scelta estetica o di concetto, questo non è dato saperlo. English Aphasia scorre anche in una bella edizione in vinile 33 giri in cui si celebra una copertina che si richiama una pop-art che, dopo ore di ascolto, sinceramente mi aspettavo.

E non stupitevi se dentro ritroviamo allegorie del cinema, cambi di tempo e modi progressivi, se ritroviamo un clacson piuttosto che quel surfing leggero alla Beatles maniera. E curiosando tra le note scopro che tanto, Faraotti, deve all’improvvisazione o alla raccolta di segnali provenienti dal passato, tracce dimenticate, prove e molto altro che soltanto oggi, in questa forma, trovano un senso e un posto nel mondo.

Un disco secondo me importante quanto difficile, senza appigli terrene, privo di quelle soluzioni che fanno comodo alle abitudini. Non esagera, non è così immaturo Faraotti, anzi, sa dosare bene l’assurdo e il verosimile. Ma neanche si adagia sugli allora, anzi: sa ben vedersi dagli arrangiamenti “pop”. (Alessandro Riva)

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