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«Extraliscio. Punk da Balera». Musica giusta in un mondo sbagliato

Non è solo un film che racconta. È un film che fa vedere e sentire. Questo fanno, da alcuni anni, Mirco Mariani, Moreno il Biondo e Mauro Ferrara, protagonisti del film diretto da Elisabetta Sgarbi.

Ho adorato Leningrad Cowboys go America, il film di Aki Kaurismäki che, in qualche modo, ha decretato la fine degli anni ’80, dai quali non saremmo, poi, usciti vivi (cit.).

Per questo, quando la prima scena del film gli rende omaggio, già sapevo che sarei uscito dalla sala vivo, ma profondamente segnato.

Extraliscio. Punk da Balera non è solo un film che racconta. È un film che fa vedere e sentire.

Chi vuole capire cos’è, e cosa fa questa banda, che unisce musicisti solo apparentemente diversi fra loro, tutti di una qualità mostruosa, di sorprendente creatività e luminosa genialità, deve seguire tutto con attenzione, cercando di non perdersi, ma con la voglia di perdersi, poi, fra le nebbie romagnole, i canali del delta e il sole della riviera, in un oceano di suoni.

Approfittare del liscio per costruire un progetto innovativo molto ganzo, che può davvero diventare qualcosa di unico ed esportabile, è semplicemente geniale.

Questo fanno, da alcuni anni, Mirco Mariani, Moreno il Biondo e Mauro Ferrara, protagonisti del film diretto da Elisabetta Sgarbi.

Mirco è un musicista della madonna: inizia come contrabbassista, ma subito suona la batteria con Enrico Rava; è uno dei fondatori dei Mazapegul, una delle band più interessanti passate da Arezzo Wave, nei magici anni ’90; arriva a suonare la batteria con Vinicio Capossela, ma poi suona anche le tastiere durante l’ultimo tour di Pacifico, autore di canzoni sublimi e immortali. Assieme firmano Merendine Blu, pezzo godibilissimo.

Di tastiere si narra ne abbia qualche centinaio, Mirco, dentro al suo Labotron, che mi dicono essere una sorta di paese dei balocchi per musicisti. Ecco: negli Extraliscio suona la chitarra. E la suona, come la suonerebbe Arto Linsday.

Moreno il biondo e Mauro Ferrara sono due icone del liscio: da decenni viaggiano al ritmo di 300 concerti all’anno, facendo ballare generazioni di appassionati. Grande tecnica Moreno e grande voce italiana Mauro, assieme a Mirco formano un trio da 100 gol a stagione.

La loro forza e la freschezza di quest’idea è che il liscio appartiene a tutti, volenti o nolenti. È musica tradizionale italiana, che arriva dalla Romagna e che, fino ad alcuni anni fa, riempiva le serate di un sacco di gente, in un sacco di posti. È musica che ha radici profonde, spesso ingiustamente snobbata, che invece è piena di intuizione e di genio.

Racconta molto bene Francesco Bianconi, uno dei musicisti che intervengono nel film, che tutti noi abbiamo in qualche modo a che fare con il liscio, perché lo incontravamo e lo ascoltavamo inconsapevolmente, da piccoli, alle Feste dell’Unità o alle sagre di paese. In questo momento del film, nei miei pensieri, ho rivisto i miei nonni ballare un valzer, al mio paese natale nella bassa bresciana. Erano felici, senza pensieri, in pace.

Cantano con gli Extraliscio, nel film, Jovanotti, che riesce sempre a uscire bene da qualsiasi situazione, Lodo Guenzi, Orietta Berti, intonatissima nonostante la tonalità non proprio sua, una dolcissima Gilda Mariani ed Elio, che rispolvera il suo Valzer Transgenico del 2008, e che già aveva collaborato con Moreno il Biondo, anni fa.

Un bel film, che promette di far decollare definitivamente un’idea. Idea davvero interessante che può dire molto, in futuro.

Grazie a Elisabetta Sgarbi, che sapientemente, con la sua regia, fa emergere le infinite qualità di questo progetto.

Grazie a Ermanno Cavazzoni, maestro del racconto, che pensa che anche agli angeli piaccia il liscio.

Grazie agli Extraliscio, che fanno la musica giusta, in un mondo sbagliato.

Dimenticavo: tornati a casa, Stefania e io ci siamo lanciati in uno scatenato valzer ed è stato bellissimo. (Alessandro Grainer)

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