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Le “canzoni indigeste” di Giuseppina Prejanò, in arte GiusiPre

Calabrese ma adottata da Roma Capitale, GiusiPre scivola dentro le trame del nuovo mercato discografico con un EP dal titolo “Canzoni Indigeste”

Lavoro decisamente interessante che si rende tale già da questa immagine di copertina in cui leggo, tra le righe di come l’apparenza viene lacerata e vestita di mille altri significati e colori.

Insomma il mostrarsi in pubblico non è cosa scontata o certa: l’apparire è sinonimo, anche e soprattutto (forse) del come vogliamo leggere le cose.

Calabrese ma adottata da Roma Capitale, Giuseppina Prejanò, in arte GiusiPre, scivola dentro le trame del nuovo mercato discografico con un EP dal titolo Canzoni Indigeste che si presenta digitale e “punk” nelle intenzioni per quanto invece trovo che sia decisamente pop e romantico fin oltre le aspettative.

Quella vena spigolosa dentro le melodie e i suoni computerizzati di sfacciato rimando retrò, mi sa di un vestito ampiamente prodotto e fuori “naturalezza”.

Quando invece suona il brano Ci pensa il vento sento all’improvviso un equilibrio e una forza di personalità che supera ogni altro aspetto di produzione e di estetica (finora) vincente. Perché in fondo questo disco, richiamando un poco le ormai ossidate peculiarità di “rabbia” delle belle voci in rosa della canzone pop italiana, dalla Rita Pavone alle trasgressioni meno urlate di Anna Oxa, si pregia di canzoni “indigeste” interessanti e fascinose, forse troppo recitate, ma comunque ben riuscite.

Tuttavia è nella dimensione classica, ovvero nel momento in cui si smette di sfoggiare le grandi trovate di scena, che il disco diventa improvvisamente altro, elevandosi nel gusto e nello spessore. Saranno solo mie congetture, sia chiaro, però la voce di GiusiPre, quando canta Ci pensa il vento, trasforma questo disco in un altro disco. (Alessandro Riva)

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