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La musica dell’Africa ribelle. «Zombie» di Fela and Afrika 70

Con la pubblicazione di «Zombie», a partire dalla copertina e soprattutto dalla traccia omonima, Fela Kuti attacca e schernisce le forze dell’ordine del suo Paese (la Nigeria) che paragona a morti viventi, pronti a ubbidire passivamente al proprio padrone.

Nella versione originale in vinile sono soltanto due le tracce che compongono questo bellissimo album di Fela Anikilapo-Kuti e i suoi Afrika 70. Da un lato c’è Zombie, brano che dà il titolo al disco, dall’altro invece c’è Mr. Follow Follow.

Due pezzi della durata di oltre dodici minuti ciascuno, attraverso cui il ribelle Kuti (1938-1997) manifesta tutto il suo dissenso verso il regime autoritario nigeriano dell’epoca. Un dissenso che l’artista palesa ovviamente a suon di Afrobeat, il genere che più di ogni altro ha ideato e diffuso in Africa e nel mondo.

Con la pubblicazione di Zombie, a partire dalla copertina e soprattutto dalla traccia omonima, Fela Kuti attacca e schernisce le forze dell’ordine del suo Paese (la Nigeria) che paragona a morti viventi, pronti a ubbidire passivamente al proprio padrone.

La provocazione del musicista e attivista africano è talmente forte da causare l’ennesima reazione da parte delle forze militari del governo. Il 18 febbraio 1977, infatti, l’esercito fa irruzione nella sua comunità, denominata Kalakuta, mettendo a ferro e fuoco ogni cosa e brutalizzando uomini e donne, compreso lui stesso. Una vera e propria tragedia umana, sociale e culturale.

Pubblicato nel lontano 1977, anche se alcune fonti riportano il 1976, Zombie si rivela ancora oggi un album fondamentale per la storia della musica e della cultura africana, ma soprattutto un disco-manifesto dell’arte e dell’attivismo politico del grande Fela Kuti.

Un personaggio che ha saputo riappropriarsi delle proprie tradizioni musicali, quelle dell’Africa occidentale, mescolandole meravigliosamente e in maniera originale e contemporanea con il jazz, il soul, il funk.

Un genio rivoluzionario della cultura pop del Novecento che attraverso l’Afrobeat ha riconsegnato all’intero Continente africano quella dignità sottratta in passato con il colonialismo. (L. D.)

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