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Il disco in evidenza: Assikel, 2026, Tamikrest

I Tamikrest pubblicano Assikel, sesto album registrato in presa diretta su nastro analogico. Un lavoro che unisce tradizione tuareg e suono essenziale, affrontando temi come esilio, identità e resistenza, con collaborazioni e una forte dimensione musicale e culturale.

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Dopo vent’anni di attività, i Tamikrest tornano con il loro sesto album, Assikel, in uscita il 15 maggio 2026 per Glitterbeat. Il titolo, che in tamasheq significa viaggio, sintetizza un percorso artistico e umano che attraversa musica, cultura e memoria del popolo Kel Tamasheq.
Il nuovo lavoro segna una tappa importante, perché unisce radici profonde e una scelta sonora più diretta, maturata attraverso anni di concerti e sperimentazione.

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Origini, identità e percorso internazionale

La storia dei Tamikrest nasce nel 2006 dall’incontro tra Ousmane Ag Mossa e Cheikh Ag Tiglia, originari di Tinzawaten, al confine tra Mali e Algeria. Fin dall’inizio, il gruppo si muove sotto l’influenza dei Tinariwen, pionieri della chitarra ishumar. Un momento decisivo arriva nel 2008, quando l’incontro con Chris Eckman e i Dirtmusic al Festival au Désert apre la strada alla collaborazione con Glitterbeat. Da allora, la band conquista una visibilità internazionale, mantenendo però saldo il legame con le proprie radici. Oggi il progetto si presenta come un quartetto stabile, completato da Paul Salvagnac e Cédric Maurel, contribuendo a definire un equilibrio tra tradizione e apertura sonora.


Assikel: un suono essenziale e una registrazione autentica

Con Assikel, i Tamikrest scelgono una direzione precisa. Il disco è stato registrato dal vivo su nastro analogico, in dieci giorni nell’ottobre 2025 ai Tone Boutique Studios di Haarlem. Questa decisione restituisce un suono più ruvido e immediato, lontano da costruzioni artificiali. L’utilizzo di un registratore a 16 tracce degli anni Sessanta impone un approccio rigoroso: meno possibilità di correzione e maggiore concentrazione sull’esecuzione. Il risultato valorizza spontaneità e presenza, elementi centrali anche nei concerti della band. Dal punto di vista musicale, il lavoro intreccia chitarre elettriche e acustiche, lap steel, bassi profondi e percussioni tradizionali. Di conseguenza, il disco alterna momenti intensi e passaggi più contemplativi, mantenendo una coerenza stilistica riconoscibile.


Temi, brani e collaborazioni

I contenuti di Assikel si muovono lungo temi ricorrenti nella produzione della band: esilio, sradicamento e assouf, una parola tamasheq che racchiude nostalgia e malinconia. Tuttavia, il contesto attuale del Mali, segnato da tensioni politiche e violenze diffuse, rende questi temi ancora più urgenti. Gli otto brani dell’album riflettono questa tensione. Adagh Oyanted apre il disco con un’energia pulsante e richiama la difesa delle terre ancestrali. Aiytma, scritta insieme al poeta Mahmoud Ag Ahmouden, assume la forma di una ballata che richiama la resistenza collettiva. Imanin introduce sonorità più dure, con synth e chitarre distorte, mentre Eillal offre una pausa più intima grazie alla partecipazione di Ibrahim Ag Alhabib, figura centrale dei Tinariwen. In chiusura, Adounia rende omaggio a Mohammed Ag Itlale, con una riflessione sulla fragilità della vita costruita su una trama sonora essenziale e malinconica.


Un ritorno necessario

A distanza di due decenni dalla formazione, i Tamikrest confermano il loro ruolo centrale sia sul piano musicale sia su quello culturale. Assikel rafforza questa posizione grazie a un suono più diretto e a una scrittura che mantiene forte il legame con la realtà del popolo Kel Tamasheq. Il risultato è un album che unisce urgenza espressiva e coerenza artistica, senza perdere di vista la dimensione più profonda della musica: quella che nasce dall’esperienza e si trasforma in condivisione. (La redazione)

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