The Jeffrey Lee Pierce Sessions Project – The Journey Is Long (2012)

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A soli 37 anni – per un’emorragia cerebrale, e dopo aver lottato contro i demoni dell’anima – veniva a mancare nel marzo del 1996 Jeffrey Lee Pierce, leader della cult band dei Gun Club, un eroe maudit e sfortunato, dei tanti ‘eletti’ che abbiamo imparato ad amare lungo le impervie traiettorie del rock. Jeffrey è stato personaggio icona e punto di riferimento per una moltitudine di artisti e di gruppi che devono a lui molta della loro formazione artistica: da Jack White a Mark Lanegan, dai Pixies a Jon Spencer. Ed ancora oggi conserva intatto tutto il suo carisma se è vero che la Glitterhouse ha approntato una compilation di materiali postumi inediti del compianto artista. In realtà non si tratta di un progetto tributo all’artista, ma di materiali inediti e incompiuti, e/o solo abbozzati, riemersi da audio cassette ritrovate da uno dei collaboratori di Pierce, Cypress Grove. Lost track cui hanno prestato le loro affettuose attenzioni d’interpreti artisti quali Nick Cave, Deborah Harry, Steve Wynn, Warren Ellis, Mark Lanegan e Isobel Campbell, Lydia Lunch e altri; e sovente questi interagiscono tra di loro nei pezzi rispettivamente adottati. In qualche caso sono presenti addirittura i contributi originali di Jeffrey. Già a inizio 2010 la Glitterhouse aveva edito un primo volume, We Are Only Riders, e il cerchio si chiuderà a fine anno con il capitolo finale, già annunciato, The Task Has Overwhelmed Us. Il blues è stato il suo credo, materia che ha provato a far convivere con le istanze più trasgressive e spettrali che hanno caratterizzato la sua breve carriera. The Journey Is Long contiene 18 brani di dolcissimo e disperato punk blues: “City in Pain” è uno strepitoso blues urbano cui il coetaneo Nick Cave dona straordinaria intensità, e blues è pure la successiva I’m Going Upstairs nella versione di Hugo Race, The Breaking Hands, un inedito cantato mestamente da Cave e Debbie Harry (artista assai amata da Pierce: Under The Gun presente sull’album No Exit del 1999 dei Blondie è stata a lui dedicata), è una ballata delicata bissata da una versione meno eterea di Lanegan e della Campbell mentre Book Of Love, dei Vertical Smile, ha un incedere serrato e mozzafiato. Ed ancora troviamo Steve Wynn alle prese con From Death To Texas, Barry Adamson con I Wanna Be You, Mark Lanegan & Isobel Campbell con The Breaking Hands, Lydia Lunch con The Brink e altri. Non c’è che dire, il disco pulsa vivido all’ascolto, e “suona” così poco convenzionale tanta è la vitalità seminale che emana nella sua interezza. Completa la pubblicazione un booklet di 20 pagine con memorabilia, note dettagliate e curiosità. Per maggiori approfondimenti imperdibile il documentario del 2006 Ghost On The Highway: A Portrait Of Jeffrey Lee Pierce And The Gun Club, diretto da Kurt Voss e disponibile in DVD. (Luigi Lozzi)


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