The Vipers – Outta the nest! (1984)

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Conoscete il Cavestomp Festival, mi auguro. Dal 1997, il raduno filo-sixties più bello del mondo, quello per cui si sono riabbracciati tutti, dai Blues Magoos ai Monks passando per Troggs e ? and The Mysterians. Quel festival è la dimostrazione plateale di un amore per la musica degli anni Sessanta incrollabile e granitica. Perché la mente dietro quel progetto è Jonithan Adam Weiss, un ex-ragazzone di New York che nei primi anni Ottanta se ne andava in giro col suo sassofono a scorreggiare dentro i dischi dei Fleshtones e che decide di mettere su una band che possa sviscerare il suo amore per le armonie di band come Standells, Knickerbockers, Merry-Go-Round, Remains, Beau Brummels, Choir, E-Types. Si fanno chiamare Vipers. Accanto a lui ci sono Paul Monroe Martin alla chitarra, Patrick Allen Brown alla batteria, David Andrew Mann (il bassista di Richard Lloyd dei Television) alla solista e Graham Bay al basso. Una band di musicisti limitatissimi (ammetterà Jonithan anni dopo) vincolata per volere dello stesso Jon a suonare rock psichedelico contro le ambizioni degli altri comprimari. Una scelta solo forzatamente condivisa e che Paul gli rinfaccerà per anni accusandolo di aver imposto dei limiti fin troppo severi che avrebbero limitato le aspirazioni artistiche della band e portata allo scioglimento. Le divergenze musicali dei cinque non saranno però gli unici motivi che porteranno al disfacimento dei Vipers: la tossicodipendenza intollerabile di Paul innanzi tutto e la morte del manager Bob Cicciarelli impediranno al gruppo di decollare. E a quel punto le vere inclinazioni dei singoli componenti finiranno per esplodere: Graham finirà in una band new-wave, Patrick tornerà a suonare rockabilly con i Ripchords e Paul in una modesta band di soft-jazz. Solo David Mann seguirà Jon fino alla travagliatissima uscita del secondo album. Outta the nest! rimane storicamente ed artisticamente il disco definitivo dei Vipers. Quello che contiene le bellissime trame jingle jangle di Nothing‘s from today, il pop caramellato di Cheated and Lied, il rhythm and blues infettato di fuzz e armonica di Ain‘t nothin’ like her, la pioggia psichedelica di Now I remember, il balbettio Monkees di Tellin’ those lies, la dolcezza folky di Tears, la curiosa rendition di Medication degli Standells. Una piccola arborescenza psichedelica tra gli asfalti della Grande Mela. (Franco Dimauro)

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