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Recensione: Mikeless – Il Maniaco (2015)

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La musica di Mikeless non stupisce ne graffia l’anima, come direbbe qualche dotto del settore. Ma credo sempre che sia importante guardare il tutto nel suo complesso e non fermarsi alle apparenze della superficie. E se da una parte è vero che il pop di Michael Fortunati (in arte Mikeless) è quel pop trito e ritrito da tanti in ormai tanti anni, resta invece sotto la pelle e appena nascosta la virtù del totale fai da te. Ebbene sì, perché Mikeless è l’unico musicista e performer di questo suo nuovo disco dal titolo Il Maniaco in cui, oltre alla sua chitarra e alla sua voce, il resto è solo frutto di contributi pre-registrati e gestiti da loopstation e beatbox a pedale. Se giriamo in rete, una parola ricorre su di lui: “One Man Show”.

Un pop italiano leggero e a tratti suggestivo, con melodie ben curate e incisi che si lasciano ricordare. Tecnicamente la chitarra non fa mostra di chissà quale tecnica, ma si sente che è di qualità e ben celata nel ghetto di ciascun composizione. Parimenti elevata è la voce, precisa e natura, che fa sfoggio anche di una timbrica assai accattivante. Insomma: un disco maturo che cerca spesso la finezza compositiva in risvolti e soluzioni meno scontati del solito, quelli che non ti saresti aspettato ma che allo stesso tempo non rendono strano tutto il corredo. (Alessandro Riva)

Intervista a Mikeless di Alessandro Riva
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In Italia arriviamo sempre anni e anni dopo. Il ritardo è insito nel nostro DNA. Da chi prende origine Mikeless e il suo approccio allo strumento?
In effetti anche io sono spesso in ritardo (ndr, ride). Ho iniziato a desiderare di giocare con la musica da quando sono stato, per la prima volta, a Ferrara per il Buskers Festival (che è uno dei più grandi d’Europa!). Rimasi incollato per due ore a questo musicista di strada che si registrava delle basi ritmiche e armoniche dal vivo e poi ci improvvisava sopra con una chitarra artigianale. Ho visto poi tanti altri sul web e in altri festival, anche Alex Britti fece un tour da solo in cui si divertiva con una loop station… Io stesso ho iniziato a partecipare alle feste buskers e a divertirmi con questo modo di suonare!

Ascolto “Regole” e cito un nome. Rob Eberard Young. Tu cosa mi rispondi?
Magari! Ce ne sono così tanti che guarda… penso che M. Hedges o Tommy Emmanuel mi sconvolgano tutte le volte che li ascolto!

Il resto del disco non ha in sé i canoni della rivoluzione. Forse non li cerca. Dunque, qual è il leitmotiv? La chiave di volta o di svolta? Il codice segreto della tua musica?
È chiaro che il mio obiettivo è quello di arrivare a un pubblico popolare pur riuscendo a meritare rispetto da musicisti e addetti ai lavori, e in effetti non è affatto facile. Ma è possibile! Sicuramente l’aspetto costante della mia musica è un po’ terapeutico. Per me la musica è una medicina, mi rilassa. Ed è questo il sentimento che mi piace trasmettere alle persone. Farle sentire bene, rilassate, divertite, cullate o rassicurate. Magari anche malinconiche, ma con una speranza di fondo….

Dopo averti visto suonare quanti ti avranno fatto battute del tipo: “Ma sai suonarla ‘La canzone del sole?’ Insomma: tecnica, virtuosismi, ma poi non è la semplicità estetica l’unica a pagare veramente?
Questa è una grande verità e ti confermo che sono sempre di più su quella strada. È difficile arrivare alla semplicità pura per uno che arriva da gruppi prog-rock in cui la musica è padrona, ma paga sempre!

E parlando di estetica: come nasce un brano di Mikeless?
Molto spesso mentre sono a lavorare (lavoro come operaio su una catena di montaggio, ma un giorno sarò solo un musicista) e mi viene in mente una frase melodica, su cui poi vengono fuori delle parole che si adattano naturalmente alle note. Se continuo a canticchiarla, vuol dire che è buona e allora mi metto a lavorarci su, cercando di migliorarla pian piano…

E parlando di “live”. Rigorosamente da solo, giusto? Nel caso fosse così, non ci si limita un po’?
Suono molto da solo è vero, ma anche in duo con Melody Castellari (che è anche la mia produttrice), in duo con Morrywood (giovane artista e rapper della mia zona), in un duo cover acustico e non per ultimo sto arrangiando i miei pezzi (e facendone di nuovi) con una band vera!



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