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Recensione: NiggaRadio – FolkBluesTechno’n’Roll… e altre musiche primitive per domani (2016)

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L’ascolto di questo disco che mi arriva direttamente dalla Sicilia di Daniele Grasso e della sua DCave Records, è ferroso e pieno di una polvere desertica che lascia pensare al caldo afoso e alle città di legno di un’America dei film. In poche parole – e il titolo la dice lunga – stiamo in presenza di un buon blues d’autore in lingua sicula contaminato con altre musiche primitive e suoni digitali (soprattutto pattern percussivi) per l’ambizioso scopo di scoprire e inventare un genere che sia pane quotidiano per il futuro, che sia davvero qualcosa di nuovo, che sia insomma il domani. Ci provano i ragazzi di questo progetto, guidati da Grosso in persona, e che si vestono di un nome che ancora so come rintracciarne la genesi: NiggaRadio.

Il disco si apre con una scanzonata e impegnata (sul fronte sociale) ballata ‘U me dirittu che richiama – forse troppo o forse volutamente tanto – un Rino Gaetano degli anni d’oro. E così, graffiandosi le orecchie e la pelle, procedere in ascolti molto poco aderenti alla nostra consuetudine – proprio come lo scopo del progetto vuole che sia – ma in alcuni passi c’è dello strano da segnalare come in Missinregola che parte come volesse essere un vero blues antico e poi sfocia in una canzone non troppo gustosa di metropolitane assonanze digitali in cui il connubio tra antico e moderno non mi suona benissimo, un agrodolce che un poco fa storcere il naso. Ma il lavoro è anche ricco di gusto – come dire – maggiormente “coerente” come nella bellissima Rema in cui troviamo la featuring di Cesare Basile.

Non trovo facilmente un punto in cui soffermare e mettere la bandierina di un traguardo d’ascolto, un momento topico, un vero culmine da cui osservare tutto il resto. Ma se proprio dovessi farlo direi che aspetterei la fine della tracklist lunga 11 inediti dove trovo Dimmi unni si che tra l’altro suona diversamente dal resto del disco e mi trascina lento in un dondolio d’autore tra melodie tradizionali, armoniche americane e un testo corale che fa molto focolare di amici trovati lungo il viaggio. Una sosta al tramonto per riprendere fiato. E di fiato buono ne serve per reggere la sfida e la corsa dei NiggaRadio. Un ascolto decisamente interessante. (Alessandro Riva)



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