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Recensione: Orfeos – Libertà! (2017)


Un ascolto assai singolare ma certamente molto ispirato e ricco di grandissimo trasporto. Il bel funk americano che in molti tratti diventa un soul di maniera è la linea portante di questo concept-spiritual dedicato alla vita e alla libertà di essere e di divenire se stessi. Il cantautore milanese Orfeos pubblica Libertà! dando adito a richiami di stampo internazionale come Prince o Lenny Kravitz (tra tutti) prendendo dal primo molta ispirazione trasgressiva soprattutto nella costruzione della forma canzone, prendendo dal secondo un impostazione vocale e quel certo modo di sagomare le parole.

Testi rigorosamente in italiano a dispetto dell’esterofilia che grava con competenza su questi 12 inediti che tra l’altro trovano featuring sfiziose – tra tutti segnalo quella di Max Zanotti (figlio del ben noto Fiorenzo Zanotti, detto Fio) da cui ci aspetteremmo di sicuro un certo tipo di rock e un certo tipo di stile fashion. Sarebbe inopportuno commentare ciascuna delle tracce quanto invece punto il dito nel cantato che trovo in Fino a ieri che mi piace particolarmente con quel gusto di vibrare benissimo e con appeal le code di ogni espressione in un funk noir decisamente metropolitano.

Direi senza ombra di dubbio che ci troviamo in un sobborgo newyorkese quando Orfeos ci presenta Tutto il mio amore così forse il momento di maggiore americanità di questo lavoro e, invece, nella title track del disco siamo tra le braccia dei mitici Blues Brothers. Strascichi di rock’n’roll di stagione con un omaggio a Chuck Berry e alla sua Johnny B. Goode con la versione di Orfeos che da questo pilastro del roll prende solo la melodia e scrive di suo pugno Rock & Roll della vita.

Se forse dovessi pensare all’Italia allora cade a fagiolo Ci sei tu l’unico brano davvero pop rock più aderente alla nostra tradizione con questo classico piano voce iniziare dai suoni indiscutibili. Discutibile e assai intensa la recitazione finale che chiude il disco musicata da un pianoforte assai grande nello stampo. Profumo di libertà non è una canzone ma una “preghiera” che forse da una quadratura esatta al cerchio che stiamo disegnando. Un disco spirituale senza dubbio un lavoro che mescola a se le esperienze e la vita di un artista che trasuda bisogno e urgenza dietro ognuna di queste canzoni. (Alessandro Riva)


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