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Recensione: Milo Smith – Lettera di Motivazione (2016)


L’ultimo lavoro di Milo, ex componente del gruppo ExXtra, è un progetto autoprodotto davvero interessante. Le aspettative erano buone e il giovane rapper torinese, di origini congolesi e da tempo cittadino della capitale francese, non le ha certo deluse. L’obiettivo era quello di presentarsi in perfetta autonomia agli occhi del pubblico e il risultato ha confermato le capacità di questo paroliere.

Lettera di Motivazione è il titolo dell’opera che Milo inizia a realizzare nel 2014, pubblicandola solo dopo due anni di duro lavoro, e presenta al pubblico tramite quattro singoli scelti con enorme precisione. Ascoltando il disco inizia un viaggio verso la golden-age dell’hip-hop, lo stile che utilizza è sicuramente vecchia scuola e ci accompagna dai suoni più classici come nell’omonimo brano Lettera di Motivazione a ritmi più moderni in Hunger Games dove il flow varia per dare spazio a ritornelli più spensierati, quasi ludici.

Ready 4 Action ha un retrogusto elettronico dove i synth padroneggiano e l’autotune è degno di nota. I brani hanno a cuore il sociale, il messaggio dell’autore è chiaro ed il contenuto, sebbene non è cosa nuova, fa davvero riflettere. Non bisogna mica usare parolacce e/o parlare di donne, droga e soldi per essere dei bravi rapper e star italiane come Ghemon (e tanti altri, ovviamente) già da tempo hanno rotto questo cliché!

Il disco dovrebbe terminare con Non Sento Niente dove si abbandona a sonorità pop degne di mainstream, quello di Emis Killa per intenderci sin da subito. Il testo grintoso, avvolto da un vortice di story-telling, rende il cantante portavoce delle speranze dei giovani trasmettendo un messaggio di unità e identità in cui chiunque possa rispecchiarsi. L’utilizzo di autotune è minimo e lascia spazio al canto di questo artista (non così intonato, proprio come Gue Pequeno e soci) che sembra accarezzare il beat facendo dell’ironia sulla attuale situazione odierna con i suoi contenuti pieni di valore.

La strumentale è accattivante e ricalca le sonorità dettate dalla scena francese di qualche anno fa, l’influenza europea si sente sin da subito sui quattro quarti che accompagnano il cantante lasciando a tratti degenerare il tutto in una sintesi di suoni minimali creati ad hoc. Cassa e rullante, un buon arpeggiatore e si “inizia a sentire”! Nel complesso le nove tracce sono abbastanza buone, Milo è carismatico (nonché energico e positivo) e l’ascolto di questo disco è da prescrivere a chiunque sia convinto che l’hip-hop sia morto, è ancora vivo e ne abbiamo le prove. (Michele Rosetta)


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