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The Undisputed Truth – Nothing But The Truth, 2017 | Recensione


La scelta di Norman Whitfield, l’autore cui era toccato in sorte di riempire in casa Motown il vuoto creativo lasciato da ben tre autori (i fratelli Eddie e Brian Holland e Lamont Dozier), di spostare la direzione del repertorio dei suoi pupilli Temptations verso le terre (quasi) vergini del soul psichedelico, non provocò grande entusiasmo tra le fila della formazione di Detroit, suscitando un malcontento che culminò con la defezione di Eddie Kendricks e Paul Williams, per niente a loro agio nei nuovi vestiti creati dal sarto della Motown.

Eppure su quel repertorio Whitfield crede tantissimo. Tanto da mettere in piedi dal nulla una formazione nuova di zecca cui affidarlo, sovrapponendo per qualche anno il repertorio dei Temptations a quello loro e creando dei duplicati d’autore con l’ausilio dei migliori turnisti della casa (e anche di una primitiva e dozzinale drum machine chiamata Bentley Rhythm Ace sul terzo album).

Le due ragazze vengono reclutate tra le coriste più talentuose dell’etichetta madre mentre il cromosoma Y viene garantito da Joe Harris dei Fabolous Peps. Nessuno di loro sa suonare uno strumento, ma la loro miscela di voci è perfetta per quello che Norman ha in mente.

Con questa formazione a tre gli Undisputed Truth incidono tre dischi fra il ’71 e il ’73, tutti qui raccolti in questa doppia ristampa targata Kent e usciti in origine su etichetta Gordy, una delle quattro divisioni principali in cui è strutturato il grande catalogo Tamla-Motown.

Il successo vero sarebbe arrivato solo più tardi, con la band adeguatamente acconciata per fare il “salto” verso la pista da ballo, ma questi tre album di pop soul con dentro versioni sgargianti di Ball of Confusion, Smiling Faces Sometimes, I Heard It Through the Grapevine, Feelin’ Alright, With a Little Help From My Friends, Papa Was a Rollin’ Stone, If I Die, Big John Is My Name, Law of the Land, Brother Louie e più convenzionali stomper northern-soul come You Got the Love I Need o inni hippie (adesso) un po’ ammuffiti come California Soul e Aquarius rimangono fra le perle del soul che trasmutava dal nero al colore arcobaleno. (Franco Dimauro)

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