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The Bellrays – Punk Funk Rock Soul Vol. 2 – 2018 | Recensione

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Eccola, l’attesa portata dopo l’assaggino estivo dell’EP Punk Funk Rock Soul – Vol. 1. Ormai da anni i BellRays hanno fatto il “grande salto” che ha portato il loro nome dai magazine votati al rock and roll più zozzo a recensioni entusiaste su un giornale per impiegati di banca col pallino del rock come Classic Rock sacrificando il loro lato più lurido per un soul/rock un po’ di maniera, rimanendo ciò nonostante un gruppo da salvare.

Certo, col passare degli anni sono un po’ diventati i Blues Brothers di se stessi, con buona pace per i treni voodoo e i blues per Godzilla che infestavano i primi dischi, anche se il titolo sembra voler celebrare quella mistura già celebrata quasi venti anni fa sul bellissimo split con gli Streetwalkin’ Cheetahs.

Tanto per sgombrare subito il campo da eventuali dubbi su un ritorno alle radici, diciamo subito che del punk che apre la lista scelta come titolo non c’è neppure l’odore. Come del resto non si respira nessun puzzo funk.

Si tratta dunque essenzialmente di soul music suonata con la classica, asciutta strumentazione rock “di base”: basso-chitarra-batteria e, ovviamente, la voce della Kekaula ormai così “avanzata” rispetto agli strumenti che sembra di vedersela girare per casa. E magari fosse.

D’altro canto tutta l’intera infrastruttura è ormai così ben calibrata che i BellRays potrebbero benissimo passare in prima serata e far battere le manine a tre generazioni di familiari coi culi affiancati sul divano di casa.

Però i BellRays non oltrepassano mai la soglia del cattivo gusto e, lacca o meno, non si riesce a voler loro del male, anche perché alla fine qualche bel brano lo azzeccano sempre (in questo caso Bad Reaction, Man Enough, l’insolita Now ma anche lo spudorato soul-pop da classifica di Brand New Day che, se fossero state affidate alle mani di Rob Younger, Tim Kerr o Mike Mariconda sentireste scoppiarvi le micce nello sfintere) e alla fin fine familiari e vicini di casa non vengono a tirarti giù la porta di casa quando alzi il volume per sentirlo da sotto la doccia. Pensando alla carne di Lisa, magari.

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