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Secondo tempo dei Gran Torino. L’importanza di essere se stessi | Recensione | Streaming


I Gran Torino giungono alla seconda pubblicazione sottolineando ulteriormente le implicazioni cinematografiche evocate dal loro nome. Il titolo di questo nuovo lavoro è infatti Secondo tempo e proprio come nei film la band ha deciso di sottolineare così l’evoluzione della loro “pellicola sonora” la cui prima fase va dai primi passi fino alla stampa del disco Albero e Terra del 2015 e la nuova era si apre invece con questo secondo album. Secondo tempo, inoltre, aggiunge alla loro formula anche delle note elettroniche che ne rinfrescano il sound e modernizzano l’impatto acustico.

A restare invariate sono invece le due componenti principali, da sempre caratteristica del duo bolognese, ovvero la dolcezza inscindibilmente legata all’attitudine rock, con accostamenti di brani più energici (su tutti Alto volume) con altri più melodici (molto particolare Colpa tua, colpa mia), appigliandosi all’orecchiabilità del pop per spingere più lontano la loro attitudine elettro rock. I testi del duo sono semplici e privilegiano piccole situazioni emozionali, soprattutto viste da una prospettiva intima e personale, tenendosi a distanza dal troppo descrivere o narrare e diventando forse proprio per questo a volte di difficile accesso, ma metricamente molto gradevoli.

Se i singoli Che fine vuoi?, Abbracciami e la title-track sono tra i pezzi più adrenalinici, brani coinvolgenti sono anche quelli in cui i ritmi rallentano e la voce si fa più suadente: su tutti l’esempio migliore è Sei ore, un brano che dovrebbe trovarsi in rotazione in ogni radio che si rispetti, ma molto intensa è anche Le vere domande, la canzone che chiude il disco.

Nonostante l’introduzione dell’elettronica, il sound dei Gran Torino non teme di mostrare le sue radici ben piantate nel rock degli anni Novanta, che sono la “terra” su cui poi l’“albero” della band si sviluppa in maniera personale e dai tratti ben riconoscibili, che è il punto di forza di questa band che non teme di essere se stessa in un mondo di cloni. (Marco Simonetti)

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