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Celeste Caramanna e il terzo volume del suo “Antropofagico”

Un disco preciso, forse troppo perfetto nella sua produzione.

Decisamente un titolo fastidioso alla pronuncia come all’ascolto per quanto in sé si nascondono nobili significati sociali. Tutto quel che figlio dell’individuo e del suo estro creativo, del suo genio e delle sue debolezze (aggiungerei io)…

Tutto ciò che, quindi, fa di un individuo un essere vivo e pensante, si traduce in opera di cui si può essere affamati, celebrando così un modo alto di dar seguito alla curiosità e alla contaminazione.

Terzo capitolo di una trilogia titolata Antropofagico (III volume quello che vi racconto), a firma di Celeste Caramanna, bella quanto apolide sia nella sua geografia sia per la sua devozione a generi musicali. E difatti quel che colpisce in primis, facendo un viaggio dentro questi 3 dischi, è l’assoluta mancanza di orientamento fisso e prescelto, lasciando invece spazio a derive di qualsiasi natura (o quasi), dal pop al jazz, passando per finiture world, dall’Africa al Brasile, dalle andature calipso fin dentro il glam internazionale.

In Antropofagico III troviamo gli ultimi 5 brani di questo viaggio, che un poco rappresentano la summa di tutte le fusioni di genere, brani in inglese (lingua divenuta principale per la nostra) di cui soltanto uno è in italiano – Tana libera tutti – che si elegge a bandiera sociale di questo momento di attualità e non sol, anzi, soprattutto “non solo”.

Una bella voce, anche se fin troppo didattica nella sua estetica, quasi che si rende anonima nella personalità. Bella e precisa, perfetta oserei dire, forma canzone che spessissimo ci regala il gusto di fuori pista o cambi di ritmo oltre l’ordinario ma sempre senza mai sconfinare nell’assurdo o nel ridondante.

Antropologico III è certamente un colpo vincente per gli amanti della scena musica digitale di stampo americano, decisamente glamour, dalla fusion glitterata alle belle organze pop, come in Complex Thruth, che pretendono (come d’altronde fanno in parte) quelle bellissime distese orchestrali a rendere affascinante e favolistica la scena sonora e la forma.

Un disco preciso, forse troppo perfetto nella sua produzione. A mio gusto manca la personalità umana, fatta di imprecisioni lievi ma importanti, fatta di smagliature e di arroganze caratteriali. Forse manca al mio ascolto o forse, va detto, è proprio il genere che pretende un risultato simile. E in questo, Celeste Caramanna, sa benissimo fare la sua parte. (Alessandro Riva)

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