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Valerio Sanzotta: un cantautore che a piccoli passi si muove verso una destinazione artistica ben precisa

In occasione del suo ultimo lavoro discografico dal titolo “Naked (oltre lo specchio)”, uscito il 27 novembre 2020 per l’etichetta veronese Vrec, abbiamo intervistato il cantautore e filologo romano.

Valerio Sanzotta è un nome che circola da diversi anni per il fantastico mondo dell’indie (che ricordiamolo ormai si è quasi del tutto sgretolato).

Un cantautore di qualità e spessore che a piccoli passi si muove verso una destinazione artistica ben precisa.

Lo abbiamo intervistato in occasione del suo ultimo lavoro discografico dal titolo Naked (oltre lo specchio), uscito il 27 novembre 2020 per l’etichetta veronese Vrec. Buona lettura.

Intervista a Valerio Sanzotta di Lorenzo D’Antoni

Buongiorno Valerio, spero di trovarti bene, abbiamo ascoltato “Naked”, così essenziale e sincero, qual è stato il processo creativo che ti ha portato alla pubblicazione di questo tuo ultimo lavoro?

Le parole chiave di questo disco sono implicite proprio della domanda: l’essenzialità e la sincerità. Non si tratta necessariamente di virtù (Prometeo liberato, il mio precedente album, era molto diverso), ma di un tentativo di ridurre al minimo gli elementi di distrazione, siano essi musicali o verbali. L’idea è proprio quella di spogliarmi di ogni orpello compositivo per arrivare più direttamente all’essenza. Anche questo è uno dei significati di Naked.

Le influenze sono chiare e dichiarate, sono dettate dall’istinto di preservazione o semplicemente dall’attaccamento al genere? Nessuno dei due?

Le influenze dichiarate, per esempio per Nick Drake o Cat Power, hanno valore ermeneutico, direbbero i pedanti come me: permettono cioè di veicolare una chiave interpretativa, di offrire una lettura. Naked potrebbe essere un disco sulla fragilità, virtù propria di questi due grandi artisti, che ognuno di noi porta dentro. Non sono quindi omaggi, ma una sorta di commento interno al testo.

La cosa che ci è più piaciuta è stata la centralità che ha la figura della donna nel tuo concept, è anche da poco passata la giornata contro la violenza sulle donne, da uomo che impatto hanno avuto sulla tua vita?

Le donne hanno in questo album un ruolo centrale non tanto come donne in sé, quanto piuttosto come portatrici di femminilità. In questo senso è donna anche Drake, sono donna anche io, nel momento in cui riscopro in me stesso i tratti meno virili, nel momento in cui mi sottraggo allo stereotipo sessuale maschile. Non voglio pensare, agire, amare, reagire come mi suggerisce il mio ormone steroideo, ma come una persona libera per raziocinio e per sentimento.

Ci siamo rivisti un po’ tutti nel video di “Never Give Up”, momenti di lieta convivialità si contrappongono al testo del brano, quasi ad intendere che c’è sempre qualcosa oltre lo specchio, parlacene.

L’obiettivo era proprio quello, la tua domanda contiene già la risposta. Non è detto che i demoni che ci abitano si manifestino necessariamente con lingue di fuoco, visi rubicondi e tridenti. Si può condurre un’esistenza normale, apparentemente serena, covando in silenzio e in solitudine il proprio abisso. Guardarsi allo specchio non basta, bisogna guardare dietro, anzi, bisogna guardarsi dentro. Quisque suos patimur manes: ognuno soffre la sua ombra, ha scritto Virgilio nel VI libro dell’Eneide, non solo una delle più belle pagine della letteratura antica, ma tra le più folgoranti definizioni dell’animo umano.

Come stai vivendo questo periodo socialmente e culturalmente confinante? 

Cerco di condurre un’esistenza normale, nel rispetto delle regole; con molta nostalgia del teatro e del cinema, prima ancora che dei miei concerti, ma con la consapevolezza che distanziamento, mascherina e tamponi frequenti sono l’unica arma che abbiamo, in attesa del vaccino. Posso dire che è un periodo di lettura e di studio, di molta riflessione. Non sono particolarmente entusiasta dei concerti online, anche se si fa di necessità virtù, quindi cerco di lavorare più in profondità, essendosi ridotta la superficie. Quando si tornerà alla vita normale sono certo che ci ritroveremo diversi e più creativi, come alla fine di una guerra.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?

Sì, anche se questo per me è un periodo più di semina che di mietitura. Sto lavorando agli arrangiamenti di un EP dedicato a Leonard Cohen e raccogliendo le idee per il mio prossimo album originale, il progetto più ambizioso della mia carriera di musicista: un album sull’infanzia, ispirato – ma alla lontana – agli scritti di Danilo Kiš. Non lo vedremo però prima di un paio di anni: godiamoci Naked, nel frattempo.

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