Dagli Us3 a Nao Yoshioka, passando per De-Phazz, Freedust e Kerbside Collection: la nuova playlist estiva di giugno selezionata da Adaja Inira raccoglie soul contemporaneo, jazz-funk, reggae e sonorità cinematografiche per accompagnare le giornate più calde della stagione.
Playlist estiva
Con l’arrivo dell’estate, tornano anche gli appuntamenti musicali curati dalla nostra collaboratrice Adaja Inira, che per il mese di giugno ha raccolto una selezione di brani capaci di attraversare confini geografici e stilistici con naturalezza. Tra jazz-hip hop, soul contemporaneo, funk, reggae e suggestioni cinematografiche, la playlist di questo mese si muove lungo traiettorie eleganti e mai scontate, privilegiando groove raffinati, produzioni ricercate e artisti che sanno dialogare con la tradizione senza rinunciare a uno sguardo contemporaneo. Da ritorni illustri come gli Us3 a riletture sorprendenti di grandi classici, passando per nuove collaborazioni internazionali e progetti indipendenti da tenere d’occhio, questa selezione offre la colonna sonora ideale per accompagnare le giornate più luminose e le serate più lente di giugno. Buon ascolto. (La redazione)
Dopo aver firmato uno dei brani più riconoscibili degli anni ’90 con Cantaloop (Flip Fantasia), a distanza di decenni tornano gli Us3 con Cool Cat, come se la fusion jazz-hiphop fosse finalmente tornata a casa dopo un lungo Erasmus globale. Fiati da big band jazz e beat che ammiccano al presente si mescolano senza troppi sensi di colpa, come se il tempo fosse solo un dettaglio logistico e non un vincolo creativo. È uno swagger rilassato e un po’ beffardo, con il rap vecchia scuola di MC Akil Dasan che si incastra perfettamente sul groove, dando vita a un brano dal gusto fresco come una granita nel momento piú caldo della giornata. (Adaja Inira)
Il produttore italiano trapiantato a Barcellona Daniele Carmosino, in arte Freedust, con Deep Down In Your Soul firma un episodio di soul cinematico in collaborazione con il cantante angolo-portoghese Mabreezee, costruito su un impianto orchestrale che include Mark Aanderud al pianoforte, un coro gospel nigeriano registrato live e gli archi di Christof Unterberger. Ne emerge un soul contemporaneo ambizioso e narrativo, pensato più per evocare immagini che per restare semplice sottofondo. In mezzo all’afa estiva, ha la densità di qualcosa che prova a rallentare il tempo invece di inseguirlo. (Adaja Inira)
Con This Girl’s In Love With You (belooped remix), i De-Phazz fanno quello che nel 2026 sembra ormai un superpotere: mettere mano a un classico senza trasformarlo nell’ennesimo contenuto ottimizzato per l’algoritmo. Il producer Pit Baumgartner prende la voce immortale di Ella Fitzgerald, la avvolge in basse più morbide, groove più elastici e una patina lounge che tratta il materiale originale con il rispetto di un restauratore e la furbizia di un DJ che conosce perfettamente l’ora giusta per ordinare il secondo Negroni. Il risultato è elegante, caldo e leggermente ironico: jazz d’archivio che flirta con il dancefloor senza mai perdere la postura. (Adaja Inira)
Dopo anni di arrangiamenti più stratificati, il gruppo di Brisbane Kerbside Collection torna all’essenziale con Shivers, un concentrato di jazz-funk analogico che profuma di vinili impolverati, amplificatori valvolari e collezionisti di rare groove che parlano di breakbeat come altri parlano del meteo. Chitarra, basso, batteria e fiati si incastrano come un tetris, per incasellare un brano che non ha alcuna fretta di arrivare da qualche parte, ma piuttosto si trova a suo agio in quei tardi pomeriggi estivi in cui il sole picchia ancora sull’asfalto, il ghiaccio nel bicchiere si scioglie troppo in fretta e l’unica decisione sensata è ordinare un altro spritz. (Adaja Inira)
Prendere Super Freak di Rick James e trasformarla in un pezzo reggae anni Settanta è una di quelle idee che sulla carta sembrano nate dopo almeno il terzo rum punch, ma i francesi Soul Sugar e Dub Shepherds riescono nell’impresa con sorprendente naturalezza. Basso massiccio, organi caldi, Mini Moog e il falsetto di Jolly Joseph spostano il classico funk in una dimensione più rilassata e fumosa, come se Kingston e Minneapolis avessero deciso di condividere lo stesso impianto stereo. Il tutto suona deliziosamente fuori dal tempo, perfetto per queste settimane in cui l’estate è finalmente arrivata e la produttività collettiva sta lentamente evaporando insieme all’ultima dignità rimasta sui mezzi pubblici senza aria condizionata. (Adaja Inira)
Someone’s Always There suona come la colonna sonora di un thriller europeo degli anni Settanta ritrovato per caso in un archivio polveroso e immediatamente trasformato in oggetto di culto da qualche cinefilo su Letterboxd. Tra spy-funk, chitarre cinematiche e un’elegante paranoia da Guerra Fredda, il duo inglese Eleven76 costruisce un mondo di dossier segreti, fumo di sigaretta e figure sospette intraviste dietro vetri appannati. Un accompagnamento impeccabile per quelle notti afose in cui il sonno tarda ad arrivare e l’immaginazione lavora straordinari non retribuiti. (Adaja Inira)
Tra Tokyo, Hanoi e New York, Pieces of Me trova un punto d’incontro emotivo che ha poco a che fare con le coordinate geografiche e molto con quella sensazione sempre più contemporanea di non sapere esattamente dove appartenere. L’artista giapponese trapiantata a New York Nao Yoshioka collabora con la cantante vietnamita Mỹ Anh per raccontare il tema dell’accettazione di sé in un r&b caldo e nostalgico, sostenuto dalla produzione elegante di Shuko, che preferisce le sfumature ai fuochi d’artificio emotivi. Un piccolo antidoto alla pressione costante di performare, perfetto per quelle serate di giugno in cui l’aria resta appiccicata alla pelle e perfino l’ennesima crisi esistenziale sembra avere un groove migliore del solito. (Adaja Inira)
Kings & Queens della cantante inglese Kat Eaton si muove dentro un soul contemporaneo elegante e sicuro, costruito su un groove organico che lascia spazio alla voce senza mai sovrastarla, come una band che sa perfettamente quando farsi da parte. Fiati discreti, ritmica calda e una scrittura che osserva con lucidità le dinamiche di potere nelle relazioni trasformano il brano in una riflessione acuta ma mai didascalica, più vicina a una conversazione adulta che a un proclama. C’è un senso di misura e controllo emotivo che rende tutto credibile nella sua semplicità. Adatto a queste giornate in cui l’aria resta immobile e anche le emozioni sembrano scegliere il passo lento per non surriscaldarsi troppo. (Adaja Inira)
Anche questo mese, la selezione di Adaja Inira conferma quanto la musica continui a trovare nuove strade per raccontare emozioni, contaminazioni e identità in movimento. Otto brani diversi per provenienza e linguaggio, ma accomunati da una stessa ricerca di profondità, stile e personalità, lontano dalle logiche più prevedibili del consumo veloce. Vi lasciamo dunque all’ascolto di questa playlist estiva di giugno, con l’invito a concedervi il tempo necessario per scoprirne tutte le sfumature. L’appuntamento con la prossima selezione è per il mese prossimo. (La redazione)
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