In un secolo il turismo italiano è passato da 32 a 288 milioni di presenze negli alberghi. Nel 2025 il totale supera 535 milioni considerando anche l’extra-alberghiero. Crescono i visitatori stranieri, cambia la geografia dei flussi e avanzano gli alloggi prenotati sulle piattaforme digitali, che tra 2018 e 2024 quasi raddoppiano.
Piazza di Spagna, Roma (Foto di stokpic da Pixabay)
Il turismo italiano ha attraversato un secolo di profonde trasformazioni. In poco più di cento anni sono aumentate le presenze, è cambiata la provenienza dei visitatori e si è ampliata l’offerta ricettiva. Nel frattempo, il settore ha assunto un peso sempre più rilevante per l’economia nazionale. A dirlo è un recente studio dell’ISTAT dal titolo “Dal Grand Tour al turismo di massa“.
I dati mostrano una crescita di lungo periodo interrotta soltanto da alcune crisi. Tra queste spicca il crollo del 2020, legato alla pandemia di Covid-19. Negli anni più recenti, invece, la componente internazionale ha acquisito un ruolo crescente. Anche le piattaforme digitali hanno modificato il modo di promuovere e prenotare gli alloggi.
Tra il 1924 e il 2025, le notti trascorse negli alberghi italiani sono quasi decuplicate. Si è passati da 32 a 288 milioni di presenze. Considerando anche le strutture ricettive extra-alberghiere, nel 2025 il totale supera i 535 milioni di notti.
La crescita ha seguito diverse fasi. Negli anni Sessanta, il turismo di massa ha segnato una svolta. In quel decennio le presenze sono raddoppiate, anche grazie al boom economico e allo sviluppo delle infrastrutture di trasporto.
Il percorso non è stato però lineare. Nel 2020 le presenze hanno subito una contrazione del 52,3%. La riduzione ha colpito soprattutto la componente straniera, penalizzata dalle limitazioni agli spostamenti internazionali.
Successivamente, il settore ha ripreso a crescere. L’internazionalizzazione ha accelerato anche grazie alla diffusione del trasporto aereo a basso costo. Di conseguenza, la quota delle presenze straniere è passata dal 33,6% del 1990 al 55,3% del 2025.
Nell’Ottocento il turismo rappresentava ancora un fenomeno rivolto soprattutto a un pubblico d’élite. L’Italia, tuttavia, attirava già numerosi visitatori stranieri e beneficiava dell’apporto economico dei loro viaggi.
Dopo l’Unità d’Italia, il saldo dei flussi valutari legati al turismo estero è cresciuto in rapporto al Pil. Tra la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale ha superato il 2% del prodotto interno lordo, in un periodo caratterizzato da un’economia più piccola e da minori spese all’estero.
Il saldo è rimasto positivo anche nelle fasi successive, seppure con valori più contenuti. Le entrate turistiche si sono azzerate durante la Seconda guerra mondiale. In seguito, però, hanno ripreso a crescere, soprattutto dagli anni Sessanta, pur registrando nuove flessioni in coincidenza con le crisi economiche.
A partire dagli anni Novanta sono aumentate anche le spese sostenute dagli italiani per i viaggi all’estero. Negli anni più recenti, tuttavia, il saldo dei viaggi continua a mantenersi intorno all’1% del Pil.
Il peso del turismo non riguarda soltanto la bilancia dei pagamenti. Il suo impatto sull’economia è più ampio e coinvolge anche altri settori produttivi.
Secondo il Conto satellite del turismo, nel 2023 le attività turistiche hanno contribuito direttamente al 5% del Pil. A questo dato si aggiunge un ulteriore 4,6% di contributo indiretto, legato agli effetti della domanda turistica sulle altre attività economiche.
Nel complesso, quindi, il turismo rappresenta una componente significativa dell’economia italiana. Il suo sviluppo produce effetti che vanno oltre le sole attività direttamente collegate all’ospitalità e ai viaggi.
La crescita del turismo italiano si inserisce in un’espansione più ampia dei flussi turistici in Europa. In questo scenario, il nostro Paese ha mantenuto per lungo tempo una posizione di primo piano.
Nel 1995 l’Italia era la prima destinazione dell’Unione europea per numero complessivo di presenze negli esercizi ricettivi. Lo era anche considerando soltanto i visitatori stranieri. Nel 2024, invece, la Spagna ha superato l’Italia sia nel totale sia, soprattutto, per la componente internazionale.
Francia e Germania seguono a poca distanza. Nei due Paesi, però, il turismo interno ha un peso maggiore rispetto a quello registrato in Italia.
Anche la provenienza dei visitatori stranieri è cambiata. Nel 1962 quasi l’85% delle presenze estere arrivava da sette Paesi. La Germania, da sola, rappresentava quasi quattro presenze straniere su dieci.
Nel 2025 il quadro appare molto più diversificato. Il 42% delle presenze straniere proviene da altri Paesi, mentre la componente extra-europea raggiunge un quarto del totale. Inoltre, i visitatori stranieri rappresentano ormai la maggioranza delle presenze complessive.
La distribuzione geografica dei flussi turistici continua a mostrare una forte concentrazione. Nel 1962, tre quarti delle presenze erano concentrate in sette regioni del Centro-Nord: Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Lazio.
Nello stesso anno, il Mezzogiorno rappresentava appena l’11,7% delle presenze complessive. Nel 2025 il suo peso è raddoppiato, mentre si è ridotta in modo significativo la quota di Emilia-Romagna e Liguria.
La componente straniera ha contribuito a modificare la geografia dei flussi. Nel 1962 i visitatori esteri erano maggioritari soltanto in Trentino-Alto Adige e nel Lazio. Oggi, invece, rappresentano più della metà delle presenze in 11 regioni italiane.
Nonostante questa evoluzione, la domanda internazionale continua a concentrarsi soprattutto in alcune aree del Paese.
Tra il 2015 e il 2025, Roma, Milano, Venezia e Firenze hanno mantenuto le prime quattro posizioni per numero di presenze. Nello stesso periodo, le quattro città hanno aumentato di tre punti percentuali il loro peso sul totale nazionale, arrivando al 17,2%.
L’incremento dipende interamente da Roma. Nel 2025 la capitale ha raccolto da sola il 9,4% delle presenze turistiche complessive.
Anche Napoli ha migliorato la propria posizione. La città è passata dal 15° al 12° posto nella graduatoria dei comuni con il maggior numero di presenze.
Nei principali comuni italiani prevalgono nettamente i visitatori stranieri. Nel 2025 rappresentano più dei tre quarti delle presenze a Roma, Milano, Venezia e Firenze. A Napoli, invece, superano di poco il 60%.
Nello stesso periodo è cambiata la composizione delle strutture utilizzate dai turisti. Considerando le tipologie rilevate in modo omogeneo tra il 2015 e il 2025, il peso degli esercizi alberghieri è diminuito di sette punti percentuali.
Gli alberghi rappresentano ora circa il 60% delle presenze. Al contrario, gli alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale sono saliti al 16,7%.
Le altre tipologie hanno mantenuto quote relativamente stabili. Campeggi e villaggi turistici si attestano intorno al 15%. Gli agriturismi rappresentano circa il 3,5%, mentre i B&B si fermano intorno all’1%.
Infine, rifugi, case per ferie, ostelli e altre strutture raccolgono complessivamente circa il 4% delle presenze.
Negli ultimi anni, la diffusione delle piattaforme digitali ha rappresentato uno dei cambiamenti più rilevanti nel settore dell’ospitalità. I servizi online hanno ampliato le possibilità di promozione e prenotazione, soprattutto per gli alloggi destinati ai soggiorni brevi.
Questo sviluppo ha favorito l’ingresso nel mercato turistico di numerose abitazioni che in precedenza restavano fuori dai circuiti tradizionali. Di conseguenza, l’offerta si è ampliata e diversificata.
Tra il 2018 e il 2024, le notti prenotate in Italia attraverso le principali quattro piattaforme considerate nello studio, Airbnb, Booking.com, Expedia Group e TripAdvisor, sono quasi raddoppiate. L’aumento è stato del 92%, da circa 66 a quasi 127 milioni di notti.
La pandemia ha interrotto temporaneamente questa crescita. Nel 2020 i pernottamenti sono scesi a 30,3 milioni, con una riduzione del 60% rispetto all’anno precedente. La ripresa, tuttavia, è stata rapida. Già nel 2022 le prenotazioni avevano superato i livelli precedenti alla pandemia.
Nel 2024 il numero di notti prenotate ha raggiunto un nuovo massimo storico.
Un aspetto rilevante riguarda la composizione della domanda. In Italia, circa tre notti su quattro prenotate attraverso le piattaforme digitali riguardano clienti stranieri.
Questa quota è rimasta sostanzialmente stabile nel tempo. L’eccezione riguarda il biennio 2020-2021, quando le restrizioni ai viaggi internazionali hanno modificato profondamente i flussi.
La presenza straniera nelle prenotazioni tramite piattaforma risulta quindi nettamente superiore alla quota registrata sul totale delle presenze turistiche. Il dato supera anche la media europea, che si colloca poco oltre il 60%.
Il fenomeno italiano segue una tendenza comune a gran parte dell’Europa. Tra il 2018 e il 2024, nell’insieme dell’Ue27, le notti prenotate attraverso le piattaforme sono passate da 442 a oltre 854 milioni. L’incremento complessivo ha raggiunto il 93%.
In questo contesto, l’Italia occupa stabilmente il terzo posto, alle spalle di Francia e Spagna. La crescita nazionale si è mantenuta sostanzialmente in linea con la media europea.
La domanda internazionale veicolata dalle piattaforme, però, è aumentata in Italia a un ritmo superiore rispetto alla media dell’Unione europea. Nel periodo considerato, l’incremento è stato del 93,8% in Italia contro il 75,8% nell’Ue.
I dati descrivono un turismo italiano profondamente diverso da quello di un secolo fa. Le presenze sono cresciute in modo consistente, mentre il pubblico internazionale ha assunto un peso sempre maggiore.
Anche la geografia dei flussi è cambiata. Il Mezzogiorno ha aumentato la propria quota, pur in presenza di una concentrazione ancora marcata in alcune regioni e città.
Nel frattempo, l’offerta ricettiva si è diversificata e le piattaforme digitali hanno conquistato uno spazio rilevante. La crescita del turismo italiano passa quindi anche dalla trasformazione delle modalità di soggiorno, prenotazione e accesso al mercato. (La redazione)
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