I Nu Genea tornano con People Of The Moon, l'album pubblicato il 1° maggio 2026. Il disco sviluppa il percorso iniziato con Bar Mediterraneo e unisce influenze afro-cubane, mediterranee, anatoliche e brasiliane attraverso dieci brani e numerose collaborazioni internazionali.
Nu Genea (press photo)
Dopo il successo di Bar Mediterraneo, Massimo Di Lena e Lucio Aquilina tornano con People Of The Moon, album pubblicato il 1° maggio 2026. Il nuovo lavoro amplia ulteriormente la ricerca musicale dei Nu Genea, proponendo un percorso che attraversa culture, lingue e tradizioni sonore senza perdere la propria identità. Il disco raccoglie dieci brani che uniscono ritmo, melodia e contaminazioni provenienti da diverse aree del mondo. Al centro rimane il groove, elemento distintivo del duo, sviluppato attraverso una prospettiva italiana e mediterranea.
Il titolo dell’album non identifica una popolazione immaginaria. Al contrario, rappresenta una dimensione interiore comune a tutti. Secondo il progetto artistico del duo, questa parte dell’individuo resta spesso nascosta nella vita quotidiana e riemerge quando trova uno spazio libero dalle convenzioni sociali. L’album esplora quindi ansie, aspirazioni e desiderio di esprimersi con autenticità. Di conseguenza, la musica diventa uno strumento per affrontare le difficoltà e vivere le emozioni attraverso il movimento e il ritmo.
I brani si sviluppano in napoletano, arabo, inglese, spagnolo e portoghese. Inoltre, ogni traccia introduce riferimenti musicali differenti, sempre integrati nel linguaggio dei Nu Genea. L’influenza afro-cubana emerge in Celavì, mentre Ma Tu Che Bbuò combina il suono della zurna anatolica con chitarre highlife e i mandolini che caratterizzano ormai la produzione del duo. Il risultato è un incontro tra tradizioni musicali diverse, rilette attraverso una sensibilità italiana.
Il primo singolo, Sciallà, pubblicato nell’estate del 2025, aveva già anticipato l’atmosfera del progetto. Il brano propone la danza come occasione per affrontare le difficoltà e trasformarle in un momento di liberazione, più che in una semplice evasione. L’album ospita anche numerose collaborazioni internazionali. In Onenon partecipa Tom Misch, cantante e polistrumentista britannico, contribuendo a una sonorità brit-funk mediterranea che richiama le linee di basso di Pino D’Angiò. Successivamente, Acelera vede la presenza della cantante spagnola María José Llergo, protagonista anche in Celavì. Entrambi i brani presentano arrangiamenti distesi nei quali le palmas flamenco si fondono con il groove tipico dei Nu Genea.
Con Puleza, interpretata da Fabiana Martone, il duo richiama alcuni elementi sonori di Nuova Napoli, introducendo sintetizzatori dal gusto vintage e delay particolarmente marcati. L’atmosfera cambia invece in Shway Shway, affidata alla voce di Celinatique. Il brano sviluppa una bossa nova levantina dal ritmo misurato e richiama la ricerca già affrontata nel progetto The Tony Allen Experiments, dedicato alle radici dell’afrobeat. Infine, Ondas Do Mar vede il debutto vocale del percussionista brasiliano Gabriel Prado, che accompagna il tema del mare e del movimento continuo come metafora di trasformazione.
Pur attraversando numerosi linguaggi musicali, People Of The Moon mantiene una forte attenzione alla melodia, elemento distintivo della produzione dei Nu Genea. Anche Carè conferma questa impostazione, proponendo un ritornello che accompagna l’ascoltatore all’interno di un disco costruito su continui cambi di velocità, sospensione e movimento. Nel complesso, il nuovo album sviluppa il percorso avviato con Bar Mediterraneo e amplia il repertorio del duo attraverso una rete di influenze internazionali. Il risultato è un lavoro che mette in dialogo tradizioni diverse senza rinunciare alla propria identità musicale. (La redazione)
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