
La playlist di ottobre di Adaja Inira unisce funk, dub, jazz, soul e groove in una selezione internazionale tra atmosfere calde, psichedeliche e raffinate. Da The Bamboos a Zentone, passando per Ed Motta, The Filthy Six e Billy Hare, otto brani tra vintage e contemporaneo per affrontare l’autunno a ritmo di musica.
Playlist
Ottobre cambia il clima, ma non necessariamente la colonna sonora. La nuova playlist del mese di Adaja Inira mette insieme funk, dub, jazz, soul e groove, attraversando atmosfere calde, psichedeliche e raffinate per accompagnare l’autunno senza rinunciare al ritmo. Da Sugar On Top dei The Bamboos a Take It From The Rich degli Zentone, passando per Ed Motta, The Filthy Six e Billy Hare, una selezione internazionale che mescola vintage e contemporaneo. Otto brani diversi per stile e temperatura, accomunati da una certezza: quando le giornate si accorciano, alzare il volume resta una soluzione sorprendentemente efficace.
Mentre le temperature scendono e l’estate è ormai ufficialmente archiviata, il nuovo singolo Sugar On Top del gruppo di Melbourne The Bamboos ci ricorda una verità scientificamente discutibile ma emotivamente inattaccabile: nella vita serve più zucchero. Boogie morbido, cowbell e fiati al punto giusto, con “la regina del soul australiano”Kylie Auldist a versare miele sul groove: la colonna sonora ideale per affrontare il freddo senza diventare immediatamente persone peggiori. E se questo é un assaggio dell’album in arrivo dallo stesso nome, siamo pronti a rischiare il picco glicemico. (Adaja Inira)
Se anche voi siete assaliti da quella vaga voglia autunnale di sparire dal mondo, il nuovo singolo Voodoo Cobra dei misteriosi Sun Atlas è probabilmente la colonna sonora giusta: funk psichedelico, soul cinematografico e percussioni ipnotiche che strisciano come un serpente verso qualche rituale che non siamo sicuri di voler capire. Il collettivo mascherato di Los Angeles continua a non dirci chi sia, e francamente, in un’epoca in cui tutti ci mostrano persino cosa hanno mangiato a colazione, è quasi commovente che qualcuno abbia ancora voglia di nascondersi. Dopo 3 minuti di ascolto potreste non sapere chi siano i Sun Atlas, ma almeno avrete la sensazione di aver scoperto una setta molto ben vestita. (Adaja Inira)
Mentre ottobre si diverte ad abbassare le temperature, il produttore newyorkhese J. Dynamite risponde alzando il volume: Year Of The Jubilee è soul-funk anni ’70 con percussioni latine, Rhodes, flauto e fiati, talmente caldo da far sembrare il cappotto un errore di valutazione. Jeff Silverman conosce fin troppo bene il vintage per limitarsi a imbalsamarlo: lo rimonta, gli dà una bella scossa e lo rimette in pista con una quantità di groove che molti contemporanei possono solo invidiare. Altro che stagione fredda: qui il riscaldamento globale è una questione musicale. (Adaja Inira)
Con i prezzi alle stelle e il conto in banca che, come sempre, non collabora, Take It From The Rich del supergruppo reggae-dub francese Zentone suggerisce una soluzione piuttosto radicale alla crisi del potere d’acquisto: togliere qualcosa a chi ne ha decisamente troppo. Dub pesantissimo, bassi che arrivano direttamente dalle fondamenta e un ritornello che trasforma la rabbia sociale in un invito alla disobbedienza che fa sembrare Robin Hood un moderato. In tempi di miliardari che mandano razzi nello spazio mentre noi controlliamo il prezzo del caffè, almeno per quattro minuti possiamo smettere di essere zen e alzare il volume. (Adaja Inira)
Se ottobre fosse un errore di calendario, O Desejo Está Nu sarebbe il modo più elegante di ignorarlo: Ed Motta prende il soul-funk brasiliano, l’electro-boogie e quella Rio anni ’80 da cartolina Hiroshi Nagai e li serve con un groove così morbido da far sembrare l’autunno una svista amministrativa. Dopo anni di stratificazioni armoniche e sofisticazioni da musicista che evidentemente ha letto più manuali di noi, qui Motta decide di togliere tutto e lasciare il desiderio nudo, ripetuto fino all’ipnosi: una scelta minimalista che, mentre fuori le giornate si accorciano e noi torniamo alle maniche lunghe, riesce nell’impresa poco democratica di farci sentire ancora in agosto. (Adaja Inira)
Le giornate si accorciano, ma 911 Blue (For George) preferisce spegnere direttamente le luci: Hammond blues, fiati trascinanti e un groove soul-jazz muscolare danno forma a un brano nato dal dolore per la morte di George Floyd. I Filthy Six evitano la retorica da manifesto e lasciano che sia la musica a fare il lavoro sporco, costruendo tensione senza mai concedersi il lusso di esplodere davvero. Un pezzo cupo, intenso e terribilmente umano, che ricorda quanto il blues sappia ancora dire cose che il resto del mondo preferirebbe non sentire. (Adaja Inira)
A Fleeting Visit arriva giusto in tempo per ricordarci che, dopotutto, come le foglie che cadono, siamo tutti di passaggio. Batteria funky, chitarre riverberate, Hammond e un basso firmato Lige Curry dei P-Funk All Stars costruiscono un piccolo paesaggio soul psichedelico dove tutto sembra destinato a durare meno del previsto. Il produttore di Essex Danced Til Midnight confeziona un brano contemplativo, sì, ma abbastanza funky da impedirci di trasformare la contemplazione in depressione stagionale. (Adaja Inira)
A 25 anni il pianista e compositore Billy Hare ha già capito una cosa che molti musicisti impiegano una vita a scoprire: per fare soul-jazz non serve resuscitare gli anni ’70, basta saperli far ballare di nuovo. Formerly parte con un giro di fiati che si pianta in testa, poi lascia spazio a un piano che passa dal blues á la Herbie Hancock con la naturalezza di chi non ha nessuna intenzione di scegliere tra eleganza e groove. E mentre ottobre ci convince che il passato è ormai passato, Hare dimostra che, con abbastanza swing, il passato può tranquillamente chiedere un bis. (Adaja Inira)
Tra soul, funk, dub, jazz e psichedelia, la playlist di ottobre di Adaja Inira dimostra che l’autunno non deve necessariamente suonare malinconico. C’è spazio per il groove più morbido, per i bassi profondi, per il jazz contaminato e anche per brani capaci di affrontare temi sociali e personali con intensità. Una selezione che guarda al passato senza trasformarlo in nostalgia e che, soprattutto, conferma quanto siano ancora vitali le contaminazioni tra generi. Per affrontare ottobre, insomma, basta una buona playlist e un volume abbastanza alto. (La redazione)



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