
Un utente ha trovato 72 brani ripetuti nello stesso ordine: dal cambio di algoritmo del 2014 ai sistemi che il caso lo certificano, cosa manca allo shuffle.
Shuffle musicale
Un utente di Reddit, Driftking_88, ha incrociato orari e playlist di origine della propria cronologia di ascolto. Ha trovato 72 brani riprodotti nello stesso identico ordine in due giorni consecutivi, su una raccolta da circa 2.000 canzoni. La notizia è circolata l’8 settembre 2026. Ha riaperto una discussione che accompagna Spotify da oltre dieci anni: lo shuffle promette il caso e consegna una sequenza.
Nel febbraio 2014 Lukáš Poláček, ingegnere dell’azienda, ha raccontato sul blog tecnico il cambio di metodo. Fino ad allora la riproduzione casuale usava l’algoritmo di Fisher-Yates, lo stesso con cui si mescola un mazzo di carte. Le sequenze erano corrette dal punto di vista matematico.
Gli utenti di Spotify però scrivevano di sentire tre brani dello stesso artista di fila e chiedevano un caso “più casuale”. Poláček ha dato ragione a entrambi. Un mescolamento puro forma grappoli, e l’orecchio li legge come un errore. Da allora i brani di ogni artista vengono distribuiti lungo la playlist a distanza quasi regolare, con un piccolo scarto che tiene la sequenza imprevedibile.
Per capire cosa manca allo shuffle di Spotify serve un termine di paragone. I due più vicini sono il sorteggio delle coppe in tv e il gioco sul telefono, casualità della stessa settimana della playlist. Con Spotify hanno in comune una cosa sola, le regole pubblicate. Ognuno dei tre difende il caso da un nemico diverso.
Dal 2014 Spotify lo difende dalla noia e in cambio accetta la ripetizione. La UEFA lo protegge dal sospetto. Dal formato a 36 squadre del 2024 le palline estraggono solo l’ordine dei club, e le otto avversarie di ciascuno le assegna un software di AE Live. Ernst & Young revisiona il sistema prima di ogni cerimonia, con due copie di riserva in sala.
In Italia le slot dei casinò lo tengono al riparo dall’autoinganno del giocatore, che vede schemi dove non ci sono. Un laboratorio indipendente come Gaming Laboratories International testa il generatore di numeri perché “non esistano prevedibilità né distorsioni verso determinati esiti”. Ogni giro parte senza memoria del precedente. Se la sequenza dei risultati non è leggibile per costruzione, restano i dati fissi di ogni macchina, ed è il motivo per cui le guide confrontano titoli e jackpot con il ritorno teorico accanto, l’unica cosa che una scheda può dichiarare prima del primo giro.
Chi lancia una moneta 20 volte si aspetta un’alternanza ordinata di testa e croce. Una serie autentica contiene quasi sempre quattro o cinque risultati uguali di seguito. In psicologia il fenomeno si chiama percezione di schemi nel rumore, e vale anche fuori dalle cuffie.
Paolo Bardelli, nel libro Musica eterea, descrive un ascoltatore che delega la sequenza alla piattaforma invece di scegliere il disco. Nello streaming la questione si ingrandisce, perché l’ascolto è diventato un flusso continuo e la qualità della sequenza coincide con quella dell’esperienza. Una casualità addomesticata risponde alla noia e paga con la ripetizione. La cache o il riuso di un seme identico, le due ipotesi circolate sul caso dei 72 brani, sono il modo più economico per servire a milioni di persone una coda apparentemente varia.
Dal 2023 l’app offre lo Smart Shuffle, che aggiunge alla playlist brani suggeriti, e da anni la community chiede l’opzione opposta. Sarebbe uno shuffle dichiarato onesto, con Fisher-Yates e grappoli compresi, da attivare a scelta. Un’etichetta nell’app direbbe a chi ascolta quale dei due sta usando, come oggi accade con la qualità audio.
Il caso dei 72 brani non dimostra un difetto sistematico, come hanno ammesso anche gli articoli che lo hanno rilanciato. Un singolo esperimento su una cronologia non basta a chiudere la questione. Dimostra però che chi preme play non sa quale caso sta ascoltando. I due sistemi del confronto hanno risolto lo stesso dubbio in un modo solo, pubblicando la regola e facendola verificare da qualcun altro. Per una piattaforma che la propria regola l’ha scritta nel 2014, e la applica a oltre 600 milioni di persone, sarebbe il passo più breve. (Aaron Stack)
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