Sabato, 7 Ottobre 2017

Four By Art - Inner Sounds, 2017 | Recensione | Streaming

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Da più di quindici anni la scena neo-sixties italiana ha una casa sicura. Una casa dove è possibile sfogliare vecchi, polverosi album di famiglia (Liars, Not Moving, Blackboard Jungle, Out of Time, ecc. ecc.) accanto a nuove foto, esposte alle diverse gradazioni di luce degli anni Sessanta.

Una dimora pronta ad accogliere anche chi, per mille ragioni, è stato via per anni e adesso ha bisogno nuovamente di un rifugio. È successo già per Sick Rose, No Strange, Steeplejack, Effervescent Elephants.

Succede, oggi, per i Four by Art, la cui intera produzione era già stata ripubblicata da Area Pirata una decina di anni e ai quali viene oggi attribuita - nonostante della formazione originale rimanga come unico detentore il solo Filippo Boniello che si trova dunque a coprire il ruolo che fu rispettivamente di Geppo e di Elvis Galimberti per i primi due album - l’uscita di Inner Sounds, il disco che si fa carico non solo di allungare il repertorio dei Four by Art ma di ricalibrarne lo stile ammanettandolo a un volano dinamico che ricorda molto da vicino certe produzioni britanniche dei tardi Ottanta come quelle di Inspiral Carpets, Primal Scream o Charlatans: chitarre freakedeliche, fiati, cori soul, caratterizzano le lunghe tracce conclusive e si impadroniscono qui e là del resto del territorio (come nell’episodio in lingua madre di allora mi ricordo che riaggiorna il beat nero de I Ribelli al groove meticcio della Manchester di cinque lustri dopo).

Non mancano all’appello brani dall’approccio più diretto, come I Ask You (che gode, nonostante il suo piglio garage di piccoli accorgimenti di produzione che la rendono deliziosa), Home, I’m Burning, At Your Door, buone per scuotere zazzere e miniskirt in qualunque festa che meriti di essere definita tale. F*>ck Dance, Let’s Art! (Franco Dimauro)

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