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Malcolm Strachan – About Time, 2020 | Recensione

Malcolm Strachan - About Time, 2020 | Recensione
Dopo aver collaborato con innumerevoli artisti come Mark Ronson, Amy Winehouse, Corinne Bailey Rae, Jamiroquai, The New Mastersounds e dopo aver aver co-fondato la nota band funk The Haggis Horns, il trombettista scozzese Malcolm Strachan ha fatto tesoro della sua carriera ventennale e ha pubblicato il primo album da solista intitolato About Time sulla sua etichetta Haggis Records.

About Time è una raccolta di nove brani strumentali scritti e arrangiati da Malcolm per rendere omaggio alla tradizione jazz degli anni ‘60 e ‘70 con cui è cresciuto. Condite da influenze latin jazz, soul-jazz, fusion, e valorizzate dall’incredibile talento dei musicisti coinvolti, tutti amici e collaboratori di lunga data sia di Malcolm che degli Haggis Horns, i brani di questo album strizzano l’occhio alla celebre etichetta Blue Note, senza però mai rinunciare ad una personalità del tutto unica e individuale.

Dalle prime note del brano di apertura Take me to the clouds, passando per i torridi ritmi tropicali di Mitchell’s Landing, le escursioni nel jazz-funk come Time for a change, le atmosfere caraibiche di Uncle Bobby’s Last Orders o morbide ballate come Just the thought of you e Where did you go, la sensazione è di assaporare un fresco cocktail da un terrazzo in riva al mare.

Con About Time, Malcom Strachan attinge alle sue amate radici musicali jazz e torna a essere il ragazzo che spulciava tra le collezioni di dischi di suo padre, regalandoci un’interpretazione personale e ispirata. (Adaja Inira)

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