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I Synthagma Project con “Onirica” deviano dalla via precedente arricchendo il suono di sperimentazioni e improvvisazioni

Con l’album “Onirica” i Synthagma Project deviano dalla via precedente arricchendo il suono di sperimentazioni digitali e costruendo strutture su ampi spazi d’improvvisazione.

Torna di attualità questo lavoro pubblicato nel 2019, grazie alla release del nuovo video ufficiale che incornicia Fragments, una composizione a suo modo lisergica e istantanea, lunga poco più di un minuto che a detta di tutti riesce a restituire una fotografia dell’intero ascolto.

Parliamo di Onirica, il primo lavoro dei Synthagma Project, formazione nu-folk che prende vita dalle ceneri del passato progetto denominato Inchanto, probabilmente più orientato a una rievocazione che a una scrittura inedita.

I Synthagma Project deviano dalla via precedente arricchendo il suono di sperimentazioni digitali e costruendo strutture su ampi spazi d’improvvisazione.

Un disco complesso e privo di riferimenti a cui siamo abituati, in cui la tradizione medievale si veste di devianze psichedeliche, acide, oniriche per l’appunto, richiamando il lato magico e spirituale del rock progressivo degli anni ’70.

E senza filtri e pregiudizi ascolto Regina Tenebris dal gusto orientale sorretto da un drumming esteticamente molto essenziale e povero di corpo dove però si fa sottolineare il riverbero che gioca un bell’equilibrio con il brano stesso.

E ancora mi perdo dentro le sospensioni che trovo epiche in Rising Sun con questo ostinato di chitarra che ai più nostalgici del pop rimanda alle belle soluzioni di Sting oppure le improvvisazioni di kantele, ghironda, e-bow che arricchiscono le chitarre di Eclipse che di primo acchito anch’esse sembrano venir fuori da trame arabe.

Penso però che la voce di Michela Scarpini su tutto sia la chiave “onirica” di questo lavoro: voce che inevitabilmente evoca e “suona” prima di tutto al pari di uno strumento e poi come messaggera di parole (liriche che tra l’altro spesso sono prese da testi antichi come le carole del 1643 di Jean de Brébeuf o le più celebri scritture dei Carmina Burana).

Evocativa è la voce non solo nel mood con cui disegna le melodie – protagonista in questo soprattutto nella filastrocca An Outlandish Lullaby o nelle ricorsive strofe di Tempus est Jocundum – ma anche e soprattutto nell’estetica di mix con cui è stata inserita nel resto del suono e su tutte penso che proprio Fragments o Eclipse rendano ben chiaro il concetto.

Onirica è un lavoro che evita i soliti percorsi, si appoggia alla cultura antica ma solo marginalmente, dove proprio la sperimentazione della scrittura musicale e del suono sono i veri perni entro cui si muove l’anima dei Synthagma Project. Un disco che merita un ascolto privo di barriere, filtri e pregiudizi. Siamo lontani anni luce dalle abitudini “main stream”. (Alessandro Riva)

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