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«Discorsi sulla musica» con Ivan Cattaneo

È Ivan Cattaneo l’ospite del terzo appuntamento di «Discorsi sulla musica», la nuova rubrica di Luca D’Ambrosio.

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Terzo appuntamento con «Discorsi sulla musica», la nuova rubrica curata da Luca D’Ambrosio.

A rispondere questa volta è Ivan Cattaneo, che l’11 giugno 2021 pubblicherà Polisex 40th Anniversary. Buona lettura. (La redazione)

«Discorsi sulla musica» con Ivan Cattaneo © di Luca D’Ambrosio

Ivan Cattaneo
Ivan Cattaneo

Qual è stato il momento preciso in cui hai deciso di dedicare la tua vita alla musica?

A dire il vero non ho mai avuto questa intuizione definitiva. Io dedico semplicemente la mia vita alla vita, che poi dentro ci siano anche la musica e la pittura, visto che da sempre dipingo, ecco allora che tutto fa parte di tutto.

Quali sono state le difficoltà iniziali?
Le difficoltà non sono solo iniziali, ci sono sempre, come diceva Eduardo “Gli esami non finiscono mai”, soprattutto in campo artistico, dove ho sempre cercato di portare rivoluzioni e cose nuovissime anche facendo remakes.

Qual è la cosa più bella che ricordi dei tuoi inizi?

La cosa più bella è l’energia, la forza, la testardaggine, che chiaramente a 68 anni non c’è davvero più, ma la cosa che non deve mai scemare e venir meno è la forza creativa. Picasso ce l’aveva anche a 80 anni.

Oggi, invece, quali sono le principali difficoltà per chi come te fa musica?

Le difficoltà di oggi sono il sovrannumero di cantanti che cantano tutti benissimo, ma tutti uguali. Sembra che cantino tutti la stessa canzone. Insomma, manca una cosa essenziale: essere unici! Anche meno bravi, ma unici, perdio!

Pensi che in questo particolare momento storico ci sia un approccio culturale differente tra un artista affermato e uno che sta muovendo i primi passi?

La cultura non c’entra! In campo discografico all’inizio prevale l’antagonismo, la furbizia, l’azzardo! Poi, invece, se sei uno che è partito con cultura e creatività, alla fine durerai nel tempo. E non è certo questione di Hit Parade, ma di creatività!

C’è invece qualcosa di positivo nel fare musica in questi anni 20 del terzo millennio?

È già stato fatto e detto tutto! Ma il giorno che arriverà qualcuno appunto unico che ci farà stupire con una musica mai sentita prima, ecco, allora grideremo miracolo! Ma non è certo lo specchio di quel che succede oggi, se pensi che la cosa più nuova per i ragazzi del 2020 è il Rap che fu inventato nel 1979. Quindi è come se i nipotini giocassero con la musica dei nonni pensando di fare avanguardia (ndr, ride).

Quanto sei “social” e “tecnologico”?
Sono molto tecnologico, uso il computer sia per la musica che per l’immagine. Ma poi me ne sono anche allontanato inorridito. Per esempio, in pittura utilizzo colore e collage, ma tutto a mano! E per la musica il mio slogan è: ”Usare l’elettronica come se si suonasse la cetra”.

Una domanda da 100 milioni di dollari. Che cos’è la musica?

La musica è il linguaggio più astratto, impalpabile e inafferrabile, e non lo puoi racchiudere quasi nemmeno dentro un vinile. È il linguaggio universale e dalla doppia faccia: una molto rabbiosa, energica, rock e altro ancora; l’altra spirituale.

Quali sono stati gli artisti e/o i dischi principali che in qualche modo ti hanno influenzato?

Stevie Wonder, Sakamoto, Billy Paul, Laurie Anderson, Rolling Stones, Lucio Battisti, Earth, Wind & Fire, Mozart.

Quanto sono importanti nella vita, così come nell’arte, la curiosità e l’assenza di pregiudizio?

Come dicevo in apertura, la curiosità di varcare monti, modi ed espressioni mai usate prima fanno sì che si crei l’arte dello stupore, che porta ad avere ancora voglia di ascoltare musica assolutamente non ripetitiva. La musica pop è davvero inascoltabile, ma non perché sia brutta, ma perché è il mezzo che ormai è obsoleto.

Nella musica, sia per chi la fa e sia per chi la critica, c’è qualcosa che non sopporti?

Non sopporto l’assolutismo di chi fa e di chi critica la musica. Assolutismo per cui è bello solo ciò che fanno loro e non esiste altra strada possibile. Ecco, questa cocciutaggine da paraocchi di asino mi fa davvero imbestialire.

Il tuo genere musicale preferito assoluto?

Non ho un genere musicale preferito. Mi piace tutta la musica. Certo posso dirti quella che non ascolterei mai l’heavy metal, il liscio e il rap fine a se stesso.

Un disco che hai realizzato e che consiglieresti a chi non ancora non ti conosce.

Penso che il mio disco migliore finora sia “Il Cuore è nudo… e i pesci cantano” del 1992, realizzato con gli arrangiamenti supremi dei Datura. Un album avanti anni luce, che purtroppo ho affidato a discografici incompetenti.

Parliamo invece di una cosa davvero difficile da spiegare. Secondo te, come si raggiunge una propria identità artistica, al punto da essere riconosciuta e apprezzata da un determinato pubblico?

Non esiste una ricetta o un metodo. E meno male! Altrimenti sarebbero tutti artisti.

L’artista ha bisogno di continue conferme da parte della stampa e della propria comunità?

Penso di sì, ma io proseguo comunque per la mia strada. Non scrivo musica certo per avere consensi, plausi o denaro! Certo fa piacere se così fosse, ma la molla che mi fa muovere tutto è un’altra: senza la mia creatività, divulgata o meno, morirei immediatamente.

Tu sei un personaggio pubblico. Meglio essere sempre presenti o sparire per un po’?

Meglio sparire per sempre e che siano gli altri una volta tanto a venirti a cercare.

È pressoché indubbio che anche la vita artistica sia segnata da compromessi. Cosa però l’artista non dovrebbe accettare mai?

Non deve mai accettare di assomigliare a un altro se non a se stesso, se quel se stesso però è davvero un artista. Altrimenti va bene che assomigli a un altro e ceda a qualsiasi compromesso, tanto di base non c’è un bel niente da recuperare.

Hai mai pensato di smettere?

Non posso pensare di smettere perché, come dico all’inizio, non ho mai pensato di aver cominciato.

C’è un sogno, un’idea che invece vorresti realizzare?

Unire l’arte alla musica. Una cosa molto difficile. C’ero quasi riuscito nel ’77 con la Tuvog Art.

Dove sta andando la musica?

Di certo non dove sto andando io (ndr, ride)

La Pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova l’intera umanità. Come l’hai vissuta da essere umano e soprattutto da artista. Mi racconti qualcosa?

La pandemia da Covid-19 non mi ha creato alcuna emozione, se non quella di buttare subito via i due anni più brutti della storia dell’umanità moderna!

Perché hai deciso di rispondere a queste domande?

Perché non avevo un cazzo da fare (ndr, ride).

(Articolo coperto da copyright. Per informazioni, contattare l’editore di questo blog.)

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