Edda ci racconta la sua “illusione”

Il 23 settembre 2022 uscirà per Ala Bianca «Illusion», il nuovo album del cantautore milanese Stefano “Edda” Rampoldi, con la produzione artistica di Gianni Maroccolo.

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Musicista e cantante con un passato rock che affonda negli anni ’80, Stefano Rampoldi – in arte Eddaè uno dei pochi artisti italiani tuttora in circolazione capace di fare musica pop lontano dai cliché dettati dalle mode del momento.

Un’originalità che in qualche modo ha sempre contraddistinto la sua carriera artistica, fin dai tempi in cui cantava nei Ritmo Tribale, e che soprattutto oggi – dopo un percorso personale per così dire “di rinascita”, è riuscito a perseguire in maniera del tutto naturale, grazie anche al supporto di amici e collaboratori.

Un talento artistico spontaneo e senza filtri che è esploso già a partire dal suo primo disco da solista intitolato Semper Biot, capolavoro del 2009 in cui il cantautore milanese si ripresentava davanti al suo pubblico completamente nudo. Una nudità fatta di canzoni intrise di melodia e dalla disarmante crudezza poetica, con una timbrica vocale tanto suadente quanto lacerante.

Da allora Stefano “Edda” Rampoldi ci ha preso gusto e ha dato vita – sia pur tra non poche difficoltà – a nuove meraviglie come Odio i vivi (2011), Stavolta come mi ammazzerai? (2014), Graziosa Utopia (2017) e Fru Fru (2019), lavori sempre in bilico tra leggerezza e drammaticità che hanno definito – ciascuno a suo modo – lo stile pop di un artista italiano unico nel panorama musicale contemporaneo.

Adesso è la volta di Illusion, sesta prova discografica in uscita il 23 settembre 2022 per Ala Bianca e con l’intera produzione affidata a Gianni Maroccolo (Litfiba, CCCP, CSI, Deproducers…) che nel 2020 proprio con Edda ha realizzato il godibilissimo Nojo; volevam suonar.

Una collaborazione che sembra cementarsi con questo nuovo album che fa dell’illusione il tema centrale, quasi a voler liberare la mente e lo spirito da ogni sorta di retaggio culturale.

A voler esser sinceri, a oggi, ancora non abbiamo avuto la possibilità di ascoltare Illusion, dunque, in attesa della pubblicazione, ci siamo affidati alle parole di Edda e del suo mentore e produttore Gianni Maroccolo che ci hanno raccontato la loro “illusione”.

L’illusione di Edda

Selfie d’autore

«Ciao Luca, vedo che Gianni ti ha già risposto, non leggo cosa ti ha scritto se no mi influenza. In una settimana nello studio di Ron, a Garlasco, abbiamo fatto il disco. Non è stato facile e credo di aver sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare e forse anche di più. Mi riferisco al fatto che mi ero preparato in modo completamente sbagliato alla registrazione. Gianni voleva che io facessi le canzoni come erano nei provini, una cosa molto semplice da capire, ma questo particolare mi era completamente sfuggito anche per motivi di sudditanza psicologica nei suoi confronti. Sarebbe bastato che lo avessi chiamato un mese prima e gli avessi chiesto come voleva fare il disco (a parte che me lo aveva anche detto), ma io quando ho paura scappo e dimentico. Una cosa però la sapevo, che avrei suonato la chitarra e forse questa è stata la ciliegina sulla torta, perché spaventato da una simile responsabilità sono andato in ansia da prestazione. Alla fine della registrazione, non ho più sentito Gianni per mesi, né volevo sapere come stesse andando il lavoro, perché ero molto deluso da me stesso. Poi un giorno sono incominciate ad arrivare le canzoni. Me le mandava verso le tre del mattino e io non credevo alle mie orecchie e gli mandavo foto di Milano by night. Poi ci fu la proposta indecente da parte di Gianni di scrivere altre 2 canzoni. Io gli avrei risposto “col cazzo che te le scrivo” ma non mi sembrava il caso di contraddirlo ed è venuta fuori una delle canzoni più belle della mia carriera. Ovviamente nel disco hanno suonato altri musicisti fondamentali e bravissimi, oltre a Gianni, Simone Filippi, Flavio Ferri, Andrea Pelosini, Antonio Aiazzi, Beppe Brotto e i grandi maestri del suono Vladimir Jagodic e Lorenzo Tommasini. Che altro dire? Ah sì, mi avevi chiesto dei testi, ma che te frega, Luca, tanto sono in italiano e si capisce tutto benissimo, una cosa però vorrei aggiungerla per finire, anzi due. Se a Garlasco ripenso con terrore, poi ci fu un’altra settimana a Guardistallo, dove andò tutto a tarallucci e vino, ma la cosa che mi premeva dire è che non so come (forse perché ero in trans dallo stress e non mi importava più niente, basta che si finisse la registrazione) non ho mai cantato così bene in un disco. A chi devo questo miracolo? A tutte le persone che ho nominato, ma soprattutto a Gianni Maroccolo!»

Stefano EDDA Rampoldi

L’illusione di Maroccolo

Gianni Maroccolo (ph. Marco Olivotto)
Gianni Maroccolo (ph. Marco Olivotto)

Complesso descrivere un disco come questo. Un disco che ci ha coinvolto per più di un anno necessitava di tempi naturali affinché ogni singolo aspetto si manifestasse, emozionasse e convincesse soprattutto Stefano. Non ci siamo mai accontentati del cosiddetto “funziona” perché, parafrasando Stefano, il suo desiderio era di cambiare quasi radicalmente vestito e trovarne uno diverso in cui sentirsi finalmente comodo. Si è vissuto quindi in simbiosi e condividendo dubbi, delusioni, euforia e meraviglie, ma soprattutto approfondendo la nostra reciproca conoscenza a livello umano e spirituale. Abbiamo scartato ogni “trucchetto” di produzione, evitato scorciatoie, lavorato tanto per migliorare là dove era necessario. Io desideravo che Stefano suonasse tutte le chitarre del suo disco e nonostante la sua ritrosia alla fine l’ho convinto. È stato fantastico! Ha iniziato a studiare chitarra e ogni canzone suonata da lui ha acquistato un colore e una personalità unica: la sua. Perché solo lui suona la chitarra in quel modo. Abbiamo “sprovinato” un sacco di spunti. Li abbiamo ascoltati e riascoltati per poi decidere la dozzina su cui avremmo lavorato. Stefano ci teneva a fare un disco di canzoni brevi, non più di tre minuti! Anche questa scelta ha necessitato tempo, perché fare sintesi senza perdere nulla non è poi così automatico. Complesso anche per me abituato da tempo a essere musicalmente un po’ logorroico. Così come ci è voluto tempo per sviscerare bene i testi, comprenderne la profondità anche nei “non detti” e/o in apparente no-sense. Ogni testo aveva la necessità di essere ambientato, musicalmente e a livello sonoro, in modo personale. E così per le melodie vocali e i cantati. La voce di Stefano è bellissima, non lo penso solo io. In questo disco abbiamo sperimentato molto sulle enormi potenzialità timbriche e interpretative di Stefano, seguendo le suggestioni di ogni singola canzone e variando quindi in maniera naturale il modo di cantarle. Insomma, ogni pezzo è una sorta di quadro che vive di luce propria e il disco andrebbe vissuto come quando si segue il percorso di una mostra. Ogni quadro, per quanto apparentemente diverso, è di Stefano. E il disco è la sua mostra, che possa piacere o meno, lavori di questo tipo necessitano appunto di tempo e non possono prevedere scadenze obbligate. Ce la siamo presa comoda ma alla fine Stefano ha realizzato l’album che desiderava e io ho avuto la fortuna di produrre il disco che da tempo desideravo produrre. È un disco onesto e profondo, proprio come Stefano. Per noi ha rappresentato anche la possibilità di conoscerci meglio e alimentare il rapporto di affetto e stima che ci lega ormai da anni.

Gianni Maroccolo

Lia è il primo singolo estratto da Illusion, brano accompagnato da un video scritto e diretto da Nicola Santoro. (La redazione)

(Articolo coperto da copyright. Per informazioni, contattare l’editore di questo blog.)

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