Approfondimento sul significato e sull’etimologia della parola genocìdio secondo la Treccani. Dalla definizione coniata da Raphael Lemkin al riconoscimento nel diritto internazionale, il termine identifica uno dei più gravi crimini contro l’umanità, legato alla distruzione sistematica di gruppi etnici, religiosi o nazionali.
Genocìdio
Alla luce dei recenti conflitti e delle tragedie che continuano a segnare il panorama internazionale, il termine “genocìdio” è tornato al centro del dibattito pubblico, politico e accademico. Per comprendere il peso storico, giuridico e umano di questa parola, è importante soffermarsi sul suo significato e sulla sua origine. Riportiamo quindi il significato e l’etimologia del termine secondo l’enciclopedia Treccani, che ne ricostruisce l’evoluzione storica e il progressivo riconoscimento nel diritto internazionale come uno dei più gravi crimini contro l’umanità.
«Sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, un’etnia o una comunità religiosa. Il termine fu utilizzato per la prima volta dal giurista Raphael Lemkin per designare, in seguito allo sterminio degli Armeni consumato dall’Impero Ottomano nel 1915-16, una situazione nuova e scioccante per l’opinione pubblica; tuttavia, fu solo dopo lo sterminio posto in essere dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale (v. Shoa) e l’istituzione di un tribunale internazionale per punire tali condotte, che la parola g. iniziò a essere utilizzata nel linguaggio giuridico per indicare un crimine specifico, recepito sia nel diritto internazionale sia nel diritto interno di numerosi paesi. L’accordo siglato a Londra l’8 agosto 1945 tra Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e URSS, prevede, infatti, la categoria dei ‘crimini contro l’umanità’, che include lo stesso g. e rientra a sua volta nella più ampia categoria dei crimini internazionali. Il 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale dell’ONU ha poi adottato una convenzione che stabilisce la punizione del g. commesso sia in tempo di guerra sia nei periodi di pace e qualifica come g.: l’uccisione di membri di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso; le lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; la sottomissione del gruppo a condizioni di esistenza che ne comportino la distruzione fisica, totale o parziale; le misure tese a impedire nuove nascite in seno al gruppo, quali l’aborto obbligatorio, la sterilizzazione, gli impedimenti al matrimonio ecc.; il trasferimento forzato di minori da un gruppo all’altro. Tale definizione è stata accolta nell’art. 6 dello Statuto della Corte penale internazionale firmato a Roma il 17 luglio 1998». Fonte: Treccani
«Genocìdio (raro genicìdio) s. m. [comp. del gr. γένος «stirpe» e -cidio: voce coniata in forma ingl. (genocide) dal giurista polacco R. Lemkin nel 1944 e pubblicamente usata nel processo di Norimberga (1946)]. – Grave crimine, di cui possono rendersi colpevoli singoli individui oppure organismi statali, consistente nella metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui, la dissociazione e dispersione dei gruppi familiari, l’imposizione della sterilizzazione e della prevenzione delle nascite, lo scardinamento di tutte le istituzioni sociali, politiche, religiose, culturali, la distruzione di monumenti storici e di documenti d’archivio, ecc». Fonte: Treccani
La definizione di genocidio elaborata nel corso del Novecento rappresenta il tentativo della comunità internazionale di dare un nome e un riconoscimento giuridico a forme estreme di distruzione sistematica di gruppi umani. Alla coniazione del termine da parte di Raphael Lemkin fino alla sua codificazione nelle convenzioni internazionali e nello Statuto della Corte penale internazionale, il genocidio è stato identificato come un crimine che colpisce non solo le persone, ma anche l’identità culturale, sociale e storica dei popoli. Comprenderne il significato significa quindi riflettere sulla necessità di preservare la memoria storica e di riconoscere la gravità di ogni atto volto alla cancellazione di una comunità umana. (La redazione)
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