Dal 18 settembre arriva The Shel Talmy Recordings, raccolta dedicata alle prime registrazioni di David Bowie, allora Davie Jones. L'album racchiude ventidue brani del 1965, inclusi dieci inediti su CD e digitale e sei su vinile, con la partecipazione di Jimmy Page e Nicky Hopkins.
David Bowie 1965 (press photo)
l 18 settembre arriva The Shel Talmy Recordings, raccolta dedicata a una fase ancora poco esplorata della carriera di David Bowie, quando l’artista utilizzava ancora il nome Davie Jones. Il progetto riunisce le registrazioni realizzate nel 1965 con il produttore Shel Talmy, figura centrale della scena musicale britannica degli anni Sessanta.
L’album raccoglie ventidue brani che documentano un momento precedente alla piena definizione artistica di Bowie. La pubblicazione include dieci tracce inedite su CD e digitale e sei brani inediti nella versione vinile. Le registrazioni mostrano il percorso di un giovane musicista alla ricerca di una propria identità sonora.
💿🛒⚫ DISCO DISPONIBILE ANCHE SU AMAZONL’incontro tra Bowie e Shel Talmy avvenne a Denmark Street, strada londinese che negli anni Sessanta rappresentava uno dei principali punti di riferimento dell’industria musicale britannica. In quel periodo cantautori e gruppi emergenti frequentavano la zona per proporre nuove composizioni agli editori.
Talmy aveva già ottenuto importanti risultati lavorando con gruppi come The Who e The Kinks. Successivamente decise di dedicare parte della propria attività alla scoperta di nuovi talenti. Nel dicembre del 1964 mise sotto contratto David e i Manish Boys, iniziando un percorso di registrazioni che avrebbe accompagnato una fase di cambiamento per il giovane artista.
Poco dopo, Bowie iniziò a guardare verso nuove direzioni musicali e formò i Davie Jones & The Lower Third. Molte delle sessioni realizzate con Talmy coinvolsero proprio questa formazione, mentre altre nacquero come demo soliste.
Le registrazioni vedono la partecipazione di alcuni musicisti destinati a diventare protagonisti della musica britannica. Tra questi compare Jimmy Page, allora chitarrista chiamato in studio e futuro membro di The Yardbirds e Led Zeppelin.
Page collaborò con Talmy in diverse produzioni del periodo e contribuì alle sessioni con il suo stile chitarristico e con l’utilizzo di un pedale fuzz personalizzato, elemento che aggiungeva maggiore energia al suono dei brani.
Alle tastiere compare invece Nicky Hopkins, pianista noto per le collaborazioni con The Rolling Stones, The Beatles, The Who e Jeff Beck. La sua presenza arricchisce un repertorio che fotografa il clima creativo della Londra musicale del 1965.
Le registrazioni furono realizzate soprattutto agli IBC Studios di Portland Place, struttura molto apprezzata da Talmy per le sue apparecchiature tecniche. L’ingegnere del suono era il giovane Glyn Johns, che negli anni successivi avrebbe lavorato con numerosi grandi nomi della musica internazionale.
Tra i brani presenti nella raccolta figurano anche You’ve Got A Habit Of Leaving e Baby Loves That Way, pubblicati originariamente come singoli per Parlophone. Queste canzoni ebbero un significato particolare per Bowie, che molti anni dopo decise di registrarle nuovamente.
Le nuove versioni confluirono nell’album TOY, pubblicato nel 2021. Il ritorno su quei brani dimostra il legame dell’artista con una fase iniziale della propria carriera, quando stava ancora costruendo il percorso che lo avrebbe portato alla fama internazionale.
Il periodo del 1965 avrebbe inoltre mantenuto un ruolo importante nella memoria musicale di Bowie. Nel 1973, con l’album Pin-Ups, il musicista recuperò alcune influenze legate alle band britanniche che lo avevano formato. Quattro brani del disco provenivano infatti da gruppi con cui Talmy aveva lavorato.
Le note di copertina curate dal musicista e storico della musica Alec Palao collocano queste registrazioni nel contesto della scena britannica del 1965. Secondo questa prospettiva, i brani non devono essere valutati confrontandoli con le opere mature di Bowie, ma devono essere letti come testimonianza del periodo storico in cui nacquero.
La raccolta racconta quindi una fase di trasformazione, segnata dalla vivacità musicale di Londra e dalle sperimentazioni dei giovani artisti dell’epoca. Le ventidue canzoni rappresentano un passaggio precedente alla definitiva affermazione del nome David Bowie.
Alla fine di settembre del 1965 Davie Jones aveva ormai scelto il nome con cui sarebbe diventato famoso nel mondo. The Shel Talmy Recordings si concentra proprio sull’istante precedente, quando il futuro artista internazionale stava ancora definendo la propria direzione.
David Bowie (1947-2016) ha attraversato oltre cinque decenni di musica e cultura popolare, costruendo una carriera caratterizzata dalla continua ricerca artistica e dalla capacità di cambiare linguaggi.
Tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta pubblicò album fondamentali come Space Oddity (1969), The Man Who Sold The World (1970), The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972), Aladdin Sane (1973), Diamond Dogs (1974), Young Americans (1975) e Station to Station (1976).
Il singolo Fame, tratto da Young Americans, raggiunse il primo posto della classifica statunitense, diventando il suo primo grande successo negli Stati Uniti.
Nel 1976 Bowie si trasferì a Berlino, dove lavorò con Brian Eno e Tony Visconti alla cosiddetta Trilogia di Berlino: Low (1977), “Heroes” (1977) e Lodger (1979).
Negli anni successivi alternò musica, teatro e cinema. Debuttò a Broadway con The Elephant Man e pubblicò Scary Monsters (and Super Creeps) nel 1980. Nel 1983 arrivò Let’s Dance, prodotto da Nile Rodgers.
Durante gli anni Novanta formò i Tin Machine, collaborò con la compagnia di danza La La La Human Steps e realizzò progetti legati al rapporto tra musica e tecnologia.
Nel 2013 Bowie tornò sulla scena musicale con The Next Day, il suo primo album in studio dopo dieci anni. Il disco ricevette un’accoglienza positiva dalla critica e segnò una nuova fase della sua carriera.
Nel 2016 pubblicò ★ (Blackstar), il ventottesimo album in studio, uscito l’8 gennaio, giorno del suo sessantanovesimo compleanno. Il progetto, realizzato con la collaborazione di Tony Visconti, ottenne numerosi riconoscimenti e vinse cinque Grammy Award.
David Bowie è morto il 10 gennaio 2016, dopo una malattia durata diciotto mesi. La sua produzione musicale, insieme alla sua attività nel cinema e nelle arti visive, continua a rappresentare un riferimento per generazioni di artisti e ascoltatori.
The Shel Talmy Recordings aggiunge così un nuovo tassello alla documentazione della sua carriera, riportando l’attenzione su un periodo in cui il nome David Bowie stava ancora prendendo forma. (La redazione)
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