
Attività fisica e benessere sono legati a ogni fase della vita. Le raccomandazioni dell’OMS indicano i livelli di movimento per bambini, adolescenti, adulti e anziani, con indicazioni specifiche per gravidanza, disabilità e alcune condizioni croniche. Il quadro comprende anche sedentarietà e attività nei primi cinque anni di vita attiva.
Benessere fisico
L’attività fisica accompagna tutte le fasi della vita e può contribuire al benessere fisico e psicologico. Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indicano quantità e tipologie di movimento diverse in base all’età e alle condizioni della persona. Non conta soltanto lo sport. Anche camminare, andare in bicicletta, svolgere lavori domestici o muoversi durante la giornata rientra nell’attività fisica. L’obiettivo, quindi, è ridurre la sedentarietà e rendere il movimento una parte della vita quotidiana.
Praticare attività fisica con regolarità può favorire il benessere psicofisico e contribuire a ridurre i sintomi di ansia, stress, depressione e solitudine. Inoltre, può migliorare il sonno e aiutare chi vuole smettere di fumare. Il movimento contribuisce anche alla riduzione della pressione arteriosa e al controllo della glicemia e del colesterolo nel sangue. Può inoltre aiutare a prevenire malattie metaboliche, cardiovascolari e neoplastiche, oltre all’artrosi. Un’attività regolare facilita anche il raggiungimento del bilancio energetico e contribuisce a ridurre il tessuto adiposo in eccesso. I benefici riguardano poi l’apparato muscolo-scheletrico e, nella popolazione anziana, possono contribuire a ridurre il rischio di cadute. In presenza di patologie croniche non trasmissibili, l’attività fisica può inoltre aiutare a gestire la condizione e a migliorare la qualità della vita.
L’OMS considera attività fisica qualsiasi movimento del corpo prodotto dall’apparato muscolo-scheletrico che comporti un dispendio energetico. La definizione comprende quindi molte azioni quotidiane. Rientrano nel concetto anche gli spostamenti a piedi o in bicicletta, i lavori domestici, le attività svolte durante il lavoro e quelle praticate nel tempo libero. Questa impostazione amplia il concetto di esercizio fisico. Anche i movimenti della vita quotidiana possono contribuire a uno stile di vita più attivo.
Nel novembre 2020 l’OMS ha pubblicato le WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour. Il documento aggiorna i livelli di attività fisica raccomandati e distingue le indicazioni in base alle fasce d’età e a specifici gruppi di popolazione. Le linee guida invitano anche a limitare il tempo trascorso in comportamenti sedentari. Un esempio è il tempo libero passato seduti davanti a uno schermo. Lo slogan scelto dall’OMS è Every move counts, cioè “Ogni movimento conta”. Chi supera i livelli raccomandati può ottenere ulteriori benefici. Tuttavia, chi parte da una condizione di sedentarietà non deve necessariamente raggiungere subito questi obiettivi. È possibile iniziare sfruttando le occasioni di movimento presenti durante la giornata. In seguito, si possono aumentare gradualmente attività e frequenza.
Per bambini e adolescenti tra 5 e 17 anni, l’OMS raccomanda una media di almeno 60 minuti al giorno di attività fisica da moderata a vigorosa nell’arco della settimana. L’attività dovrebbe essere soprattutto aerobica. Almeno tre volte alla settimana è inoltre indicata un’attività aerobica di intensità vigorosa, insieme a esercizi per il potenziamento muscolo-scheletrico. Durante la crescita, il movimento offre anche altri possibili vantaggi. Può sostenere l’apprendimento, favorire la socializzazione e rappresentare una valvola di sfogo per la vivacità tipica dell’età. Inoltre, l’attività fisica può aiutare i ragazzi a sviluppare abitudini utili per gestire i diversi impegni quotidiani.
Per gli adulti tra 18 e 64 anni, l’OMS indica 150-300 minuti alla settimana di attività aerobica a intensità moderata. In alternativa, sono raccomandati 75-150 minuti settimanali di attività aerobica vigorosa. È possibile anche combinare le due modalità. Per ottenere ulteriori benefici, gli adulti dovrebbero aggiungere attività di rafforzamento muscolare almeno due giorni alla settimana. Gli esercizi dovrebbero coinvolgere tutti i principali gruppi muscolari e avere un’intensità moderata o superiore.
Per le persone dai 65 anni in poi valgono le indicazioni previste per gli adulti. A queste si aggiungono attività specifiche per equilibrio e rafforzamento. L’OMS raccomanda di praticare almeno tre giorni alla settimana attività fisica multicomponente. L’obiettivo è migliorare la capacità funzionale e contribuire alla prevenzione delle cadute accidentali. Una pratica regolare può sostenere un invecchiamento in buona salute. I benefici riguardano la resistenza dell’organismo, l’apparato muscolo-scheletrico e quello cardiovascolare. Anche le capacità psico-intellettuali possono trarre vantaggio da uno stile di vita attivo.
Le raccomandazioni dell’OMS comprendono anche alcuni sottogruppi di popolazione, in assenza di controindicazioni. Per le donne in gravidanza e nel periodo post partum, l’indicazione è di praticare almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica a intensità moderata. Il programma dovrebbe comprendere diverse attività aerobiche e di rafforzamento muscolare. Per bambini e adolescenti con disabilità valgono le indicazioni previste per la fascia 5-17 anni. Per le persone con disabilità, invece, le raccomandazioni fanno riferimento a quelle previste per adulti e anziani. Le stesse indicazioni valgono, in base all’età, per persone con alcune condizioni croniche, tra cui ipertensione, diabete di tipo 2, HIV e per chi ha superato un tumore.
Nel 2019 l’OMS ha pubblicato le Guidelines on physical activity, sedentary behaviour and sleep for children under 5 years of age. Il documento considera insieme movimento, sedentarietà e sonno. Per i neonati sotto l’anno di vita, l’OMS raccomanda attività fisica più volte al giorno e in forme diverse. Per chi non cammina ancora, sono indicati almeno 30 minuti complessivi in posizione prona durante la giornata, quando il bambino è sveglio. I neonati non dovrebbero inoltre rimanere per più di un’ora consecutiva in seggiolini, passeggini o marsupi. Il tempo sedentario può invece lasciare spazio ad attività interattive con un adulto di riferimento, come lettura e storytelling. Per questa fascia d’età non è raccomandato il tempo davanti agli schermi.
Tra 1 e 2 anni, i bambini dovrebbero dedicare almeno 180 minuti al giorno all’attività fisica, distribuiti nell’arco della giornata. Il movimento può avere intensità diverse e comprendere anche attività da moderata a vigorosa. Anche in questa fascia d’età non è raccomandato rimanere a lungo seduti o nei dispositivi di contenimento. Il tempo da fermi può essere dedicato ad attività interattive con un adulto, come la lettura. Per i bambini di 1 anno non è raccomandato il tempo davanti allo schermo. A 2 anni, invece, sarebbe preferibile non superare un’ora al giorno.
Per i bambini tra 3 e 4 anni l’OMS indica almeno 180 minuti di attività fisica distribuiti durante la giornata. Di questi, almeno 60 minuti dovrebbero prevedere un’intensità da moderata a vigorosa. Anche in questa fascia è importante evitare lunghi periodi trascorsi seduti o nei dispositivi di contenimento. Il tempo davanti allo schermo non dovrebbe superare un’ora al giorno. Anche in questo caso, le attività interattive con un adulto possono rappresentare un’alternativa al tempo sedentario.
La possibilità di svolgere attività fisica non dipende soltanto dalla volontà individuale. Condizioni sociali, economiche e ambientali possono influenzare concretamente le opportunità di movimento. Alcuni gruppi, tra cui ragazze, donne, anziani e persone con un basso livello socio-economico, possono incontrare maggiori difficoltà. Allo stesso tempo, l’inattività fisica e il tempo trascorso in comportamenti sedentari rappresentano un problema di salute pubblica. Per questo motivo, le iniziative individuali devono affiancarsi a interventi collettivi. Scuola, lavoro, trasporti, urbanistica, sport e sanità possono contribuire alla costruzione di contesti che rendano più semplice muoversi nella vita quotidiana.
Il Piano d’azione globale dell’OMS 2018-2030 per promuovere l’attività fisica nasce dalla richiesta dei diversi Paesi di disporre di un riferimento comune per le politiche di promozione del movimento. Il piano individua quattro obiettivi strategici: active society, active environments, active people e active systems. In italiano, società attive, ambienti attivi, popolazione attiva e sistemi attivi. Per raggiungerli vengono indicate venti azioni politiche raccomandate. L’obiettivo generale consiste nel favorire un aumento dell’attività fisica a tutti i livelli.
Le politiche di promozione possono intervenire in diversi contesti. A scuola, per esempio, è possibile aumentare il tempo dedicato all’esercizio e integrare l’attività fisica nei programmi di educazione alla salute. Anche il mondo del lavoro può favorire una pratica regolare da parte dei dipendenti. Sul territorio, invece, le istituzioni possono sostenere attività sportive individuali e di squadra, anche attraverso manifestazioni e tornei. Un altro intervento riguarda gli spazi urbani. Piste ciclabili, percorsi pedonali e itinerari accessibili possono facilitare gli spostamenti attivi. Anche iniziative semplici, come invitare all’uso delle scale attraverso appositi cartelli, rientrano tra le possibili azioni. Una maggiore diffusione dell’attività fisica può produrre effetti anche sul piano sociale ed economico. Il testo dell’OMS evidenzia possibili ricadute sulla spesa sanitaria, sulla produttività, sull’efficienza scolastica e sull’assenteismo dal lavoro. Può inoltre favorire la partecipazione alle attività ricreative e relazionali.
In Italia, la promozione dell’attività fisica ha come elemento centrale il Piano Nazionale della Prevenzione. A questo si affiancano le Linee di indirizzo sull’attività fisica per le differenti fasce d’età e con riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione del 2019. Nel 2021 sono state pubblicate anche le Linee di indirizzo sull’attività fisica. Revisione delle raccomandazioni per le differenti fasce d’età e situazioni fisiologiche e nuove raccomandazioni per specifiche patologie. I documenti sono stati elaborati da un gruppo multidisciplinare di esperti nominati dalla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute. L’approccio coinvolge diversi ambiti della società: salute, istruzione, sport, cultura, trasporti, pianificazione urbanistica ed economia. L’obiettivo è favorire l’inserimento dell’attività fisica nelle abitudini quotidiane. Le linee di indirizzo riportano inoltre i livelli di attività fisica raccomandati dall’OMS e i relativi benefici nelle diverse fasce d’età. Considerano anche specifiche condizioni fisiologiche, croniche e patologiche.
Le indicazioni dell’OMS possono orientare anche la scelta di un luogo in cui praticare attività fisica. In Italia esistono numerosi centri e palestre, presenti in città e territori diversi. Tra gli esempi citati nel testo di partenza c’è X Bene a Milano, situato in centro. Per individuare il programma più adatto alle proprie esigenze, è opportuno contattare direttamente il centro e chiedere quali attività e percorsi siano disponibili. La scelta dovrebbe tenere conto delle proprie caratteristiche, dell’età e degli eventuali obiettivi. In presenza di condizioni particolari o controindicazioni, è inoltre importante fare riferimento alle indicazioni dei professionisti competenti.
Le raccomandazioni mostrano che l’attività fisica non coincide necessariamente con la pratica sportiva. Camminare, andare in bicicletta, muoversi durante il lavoro o dedicarsi alle attività domestiche sono tutti esempi di movimento. Partire dalle proprie abitudini può quindi rappresentare un primo passo. L’obiettivo è ridurre la sedentarietà e rendere il movimento una componente stabile della giornata, aumentando progressivamente l’attività quando possibile. Le indicazioni cambiano in base all’età e alle condizioni individuali. Il principio generale, però, resta quello indicato dall’OMS: ogni movimento può contribuire a uno stile di vita più attivo. (La redazione)
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