
Il 23 gennaio 2026 è uscito Fudge, il nuovo album autoprodotto di Michael Kiwanuka. Tra chitarre, ritmi delicati, arrangiamenti essenziali e brani che superano i cinque minuti, il disco esplora una dimensione musicale intima e meditativa. Un lavoro che lascia spazio alle sfumature e invita ad ascoltare senza fretta.
Michael Kiwanuka - Fudge (2026)
Il 23 gennaio 2026 è uscito Fudge, il nuovo album autoprodotto di Michael Kiwanuka. Il disco nasce dal desiderio di fare musica seguendo il proprio gusto artistico, senza rincorrere formule prestabilite. Ne risulta un lavoro raccolto e meditativo, che mette al centro la bellezza delle composizioni e il tempo necessario per ascoltarle.
Fudge si apre con Summer Clothes, introdotta dalla voce registrata del pianista jazz Chick Corea. Il suo intervento richiama l’importanza di creare musica capace di esprimere ciò che si considera bello. È una premessa che accompagna l’intero album e ne chiarisce l’approccio.
Kiwanuka privilegia un’espressione musicale personale e libera, senza trasformare questa ricerca in un esercizio autoreferenziale. Ogni elemento trova il proprio spazio, dalle chitarre ai ritmi delicati della batteria. Anche le dissonanze e gli incontri tra note apparentemente distanti, come accade in You Sent Me Flying, contribuiscono all’equilibrio del disco.
La durata di diversi pezzi conferma la volontà di procedere senza fretta. Metà delle tracce supera i cinque minuti, lasciando spazio a sviluppi graduali e atmosfere contemplative.
È il caso di Love in My Heart, che cresce lentamente, e di Sing, una dichiarazione d’amore affidata a un tono raccolto. In entrambi i brani, la dimensione intima della scrittura si accompagna a un andamento musicale misurato.
Un’altra direzione emerge in Steve’s Paradise. Qui la voce di Kiwanuka resta in secondo piano per buona parte del brano e compare soltanto a metà circa. Nel frattempo, l’organo, la chitarra slide e i cori di accompagnamento assumono un ruolo centrale, costruendo un paesaggio sonoro ampio e suggestivo.
Con Fudge, Michael Kiwanuka sceglie di lasciare respirare le proprie composizioni. Il disco alterna momenti di intimità a passaggi strumentali più aperti, senza cercare effetti immediati. Anche le scelte di arrangiamento seguono questa impostazione, dando valore alle sfumature e alle pause.
L’album si presenta così come una riflessione sul piacere di fare musica per il valore della musica stessa. Più che puntare sulla successione di singoli momenti d’impatto, Kiwanuka costruisce un ascolto unitario, che invita a soffermarsi sui dettagli e a seguire con calma l’evoluzione dei brani. (La redazione)


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