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10.000 WATT DAL SOTTOSUOLO + “3 DOMANDE 3”

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Italiani, poco conosciuti o in procinto di sfondare di Jori Cherubini
Da più di 30 anni Il Mucchio (Selvaggio) rappresenta una bussola per tutti coloro che amano la Musica, con la m maiuscola. Le recenti diatribe – distribuite in fazioni, quella fedele a Max Stefani e quella che segue Daniela Federico/ Federico Guglielmi – ci fanno rimanere abbastanza frastornati e increduli. Dal canto nostro, o almeno mio, auguro lunghissima vita sia a Il Mucchio, che di recente ha cambiato la grafica rendendola più accattivante, che alla nuova creatura editoriale di Max, la quale, probabilmente, si chiamerà “Il Nuovo Mucchio” e vedrà la luce in primavera. In groppa al riccio a entrambi! Veniamo a noi: ascoltiamo tutto e tutti ma a una singola condizione: mandateci cd e cartella stampa. No demo, no link-MP3 e no cd privi della suddetta cartella. Grazie per la preziosa collaborazione.

P.S. – Da questo numero in avanti 10.000 WATT sarà arricchito da un’intervista-rubrica che si chiamerà “3 domande 3” e che riguarderà uno dei gruppi recensiti. Iniziamo con i promettenti Fast Animals And Slow Kids.

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Marco NotariIo? (Libellula/Audioglobe, 2011)
Giunto al (difficile) terzo album Marco Notari decide di mettersi a nudo con un disco che sembra un diario segreto in cui sono incisi gli sguardi e i sentimenti provati dall’Autore. In queste dieci tracce è possibile sentire confessioni d’affetto (Canzone d’amore e d’anarchia, Le stelle ci cambieranno pelle), indignazione sociale (Hamsik, L’invasione degli ultracorpi), nostalgia per la nonna venuta a mancare pochi anni fa e qui ricordata con una storia commovente (Dina), e immersioni nella sfera personale (la Title track, Io, il mio corpo e l’inconscio, Io – reprise). Circa i generi di musica presenti nel disco, ci viene in soccorso la cartella stampa “Non prettamente pop, né rock, folk, ambient o elettronico, Io? Abbraccia tutti questi generi per creare un mondo unico”. Ci troviamo perfettamente d’accordo. Una nota di merito a Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione che oltre ad aver curato i (notevoli) disegni dell’artwork presta la sua voce nella seconda traccia. (J.C.)

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Saint In A RowS.T. (Foolica Records, 2011)
Bellissimo disco reperibile soltanto in vinile da 180 grammi (e per questo ancora più bello). I Saint In A Row sono una specie di supergruppo composto dal capitano di cordata Pierluigi Ballarin (Fondatore dei Record’s, diventati The R’s, ricorderete sicuramente l’eccellente De Fauna et Flora del 2010) da Giovanni Ferrario (già al lavoro con gente come PJ Harvey, John Parish, Morgan, Hugo Race, Cristina Donà), da Fabio Dondelli (Annie Hall), Michele Marelli (Ovlov) e Stefano Moretti dei Pink Holy Days. Il lavoro, composto da 8 brani cantati rigorosamente in inglese, rimanda a un’epoca inquadrabile nei primi ’70, quindi suoni vintage, progressioni psichedeliche e melodie accattivanti. A imbellire il tutto ci pensano gli scatti fotografici di Matteo Cervati (vedi copertina). (J.C.)

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Fasts Animals and Slow KidsCavalli (Audioglobe, 2011)
Esistono molti gruppi italiani con nome italiano che cantano in inglese; orbene, i FAASK, pur scegliendo una ragione sociale che rimanda oltreoceano, sono italianissimi, di Perugia, e hanno scelto la lingua di Dante per i loro testi. Cavalli sprigiona un’energia unica, coinvolgente. Viene voglia di saltare sulla sedia con una scopa in mano. I loro padrini, stretti collaboratori, sono gli Zen Circus. Il loro habitat naturale è sopra il palco: andate a vederli dal vivo, non ve ne pentirete. Unica piccola pecca riguarda i testi, abbastanza puerili, ma con il tempo arriveranno anche quelli; intanto montate in groppa. (J.C.)

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“Un velo di ignoranza e un sacco a pelo di violenza”
“3 domande 3” ad Aimone Romizi, cantante e chitarrista dei FASK di Jori Cherubini

Perché Fast Animals And Slow Kids? Chi siete e da dove venite?
Fast animals and slow kids deriva da uno sketch per noi molto divertente tratto dal cartone animato: “i Griffin”. Per un po’ ci siamo vergognati di tale origine. Col tempo invece abbiamo deciso di adottare la tecnica della fierezza, e l’ostentiamo ai 4 venti. Siamo quattro amici che vengono da Perugia con una borsa di ignoranza e un sacco a pelo di violenza.

Quanto tempo avete impiegato per registrare l’album e quali sono i vostri progetti per il futuro?
Ci abbiamo messo circa 2 settimane complessive. Sembravano tanti giorni e invece alla fine sono risultati troppo pochi, a nostro avviso. Dobbiamo dire che eravamo anche particolarmente inesperti di studi di registrazione e registrazioni in generale. Ci sono serviti dei giorni di “assestamento”.

I vostri concerti trasmettono euforia e una grossa scarica d’adrenalina. Non temete che sul disco non si percepisca che una parte del vostro potenziale?
Probabilmente parte della nostra carica non è effettivamente trapelata all’interno del disco; chiunque abbia assistito ad un nostro concerto spero che potrà confermalo. Tutto questo però è normale. Credo infatti che solo i più grandi professionisti possono riuscire a “mimare” gli stati d’animo e le emozioni che si provano in un live e riportarle su disco. Che poi, ora che ci rifletto, non è neanche detto che questa sia la cosa migliore da fare per i dischi di certe band. Nel nostro caso lo sarebbe stato però.

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