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Categorie: ARTICOLI

Recensione: Róisín O – The Secret Life Of Blue (2012)


Quando si dice “respirare musica” tra le mura domestiche fin da bambina: Róisín O’Reilly è figlia di Mary Black e sorella di Danny, frontman dei Coronas. Il papà, Joe è manager di Mary e titolare dell’etichetta discografica di riferimento, la 3ú Records, dalla parte della madre poi c’è un’intera famiglia di musicisti, la Black Family compresa la zia Frances, brava ma meno fortunata di Mary. La cosa certa è che l’esordio discografico di Róisín O – a proposito, la scelta di quella “O” si deve al fatto che già esiste in Irlanda una cantante il suo stesso nome – è sorprendente, non si tratta di un fuoco di paglia, di un tentativo effimero di introdursi sulla scena musicale senza credenziale alcuna, perché la ragazza è attiva già da tempo. Scrive canzoni e spesso in concerto, oltre a fare da “back vocalist”, si è esibita al fianco di Mary. I territori in cui si muova con il suo album d’esordio sono ovviamente quelli di un folk evocativo e fascinoso, tra tradizione e modernità, diretta emanazione della lezione materna, e si tratta di un debutto sorprendente e ammaliante. In primo piano risalta la magnifica e affascinante vocalità della protagonista, che ha indotto qualche critico a scomodare i nomi di illustri signore della musica (Kate Bush, Joni Mitchell) quali possibili pietre di paragone, per il resto il disco lascia parlare i testi (quasi tutti scritti dalla stessa interprete) e l’incredibile concretezza strumentale di chi l’accompagna. La O’Reilly, appena 23-enne, è una delle più belle realtà emerse ultimamente sulla scena irlandese, la voce è profonda ed espressiva, il suo songwriting interessante. Non c’è seriosità compunta nel suo canto, che invece si ammanta di una forte componente di divertimento. La produzione di David Odlum (l’incisione messa a punto tra Dublino e la Francia) è ben calibrata nel bilanciare canto e sound. Il pezzo iniziale, “Here We Go”, pur interessante nella sua struttura, non è esattamente il tipo d’apertura ideale in occasioni simili, per certi versi è fuorviante sui contenuti dell’album. Le cose migliori appaiono essere “Filled With Snow“, riflessiva nei toni ed accattivante e creativa nella musica, la malinconica “Hold On”, “Synchronicity”, “How Long”, il singolo speziato da sonorità Afrobeat e impreziosito da una sublime performance vocale. (Luigi Lozzi)


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