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Il progetto ambizioso dei Last Drop of Blood | Intervista

Last Drop of Blood
I Last Drop of Blood portano in scena un progetto ambizioso, sia nello stile che nella forma, dando subito vita a un album omonimo prodotto da Shawn Lee (noto per aver lavorato con artisti del calibro di Jeff Buckley e Amy Winehouse). Per saperne qualcosa in più, abbiamo intervistato Francesco Cappiotti, il chitarrista della band, e questo è stato il risultato della piacevole chiacchierata. Buona lettura! (La redazione)

Intervista ai Last Drop of Blood di Lorenzo D’Antoni
Last Drop of Blood

Com’è nato il vostro progetto e cosa ha ispirato il vostro nome?
I Last Drop of Blood sono nati dalle ceneri dei Facciascura, band che per alcuni di noi è stata molto importante. Una serie di eventi nel corso degli anni ha portato a dei cambi di formazione e a un certo punto c’è stato chiaro che i Facciascura non c’erano più. Erano nati “The Last Drop of Blood”. Per certi versi in questo nome esprime il nostro rapporto con la musica, che per noi non è mai stata intrattenimento pop, ma un qualcosa che veniva dalle viscere.

Quali sono le vostre influenze musicali principali?
Ognuno di noi ha suonato e ascoltato molta musica, i nomi che ci hanno influenzato creerebbero una lista enciclopedica. Quello che è certo è che il sound di questo disco ha le proprie radici nell’America più profonda. Folk e blues delle origini sono stati i modelli per comporre questi nuovi brani.

Potete raccontarci del vostro video/cortometraggio ambientato sui Monti Lessini?
L’idea è nata dopo aver vissuto in quei luoghi per circa due anni. Fondamentale è stato l’apporto creativo di Claudia or Die, che mi ha accompagnato in numerose escursioni e con la quale ho condiviso l’intuizione che i “pascoli alti” dei Lessini potessero essere riletti in una chiave dark e western.

Tra le collaborazioni illustri al disco troviamo Shawn Lee, Pierre Duplain e Philip Romano, com’è stato lavorare con loro?
Shawn Lee è conosciuto in tutto il mondo per il suo talento di compositore di colonne sonore e per le sue doti di produttore e polistrumentista, che lo hanno portato a collaborare con giganti della musica come Jeff Buckley, Amy Winehouse, Kelis, etc. Lavorare con lui in studio ci ha fatto crescere molto. Ogni volta che ascoltiamo il disco ci rendiamo conto di quanto grande sia stato il suo apporto al nostro sound. Pierre Duplain è il sound engineer che ha seguito insieme a Shawn la fase del missaggio, che consideriamo un capolavoro. Infine Philip Romano, già chitarrista nei Facciascura, ha dato un contributo fondamentale al disco suonando molte parti di chitarra elettrica.

Con quali artisti italiani o internazionali vi piacerebbe collaborare?
Per quanto riguarda l’Italia non credo che ci siano artisti compatibili con il nostro genere musicale. Be’, uno forse sì, Enno Morricone. Tra gli artisti internazionali, se vogliamo giocare a immaginare scenari poco probabili, sarebbe incredibile lavorare con Mark Lanegan, Angelo Badalamenti o Mike Patton.

Il vostro sound non ha di certo un sound prettamente italico, avete in programma di “espatriare” musicalmente magari per un tour? Dove vi piacerebbe esibirvi?
Stiamo lavorando a un piccolo tour in Inghilterra. L’organizzazione non è facile ma questo è obiettivo. Ovviamente il nostro sogno è esibirci in America, magari in un qualche posto iconograficamente compatibile con il nostro sound, posti come Arizona, o New Mexico…

Ci saranno occasioni per ascoltarvi dal vivo?
Sicuro. Proprio in questi giorni abbiamo pubblicato le prime date confermate del nostro tour invernale. Potete trovare informazioni sulla nostra pagina Facebook.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Stiamo lavorando a un nuovo videoclip, anzi a due. Il resto delle energie sarà dedicato a suonare dal vivo il più possibile.

Spazio ringraziamenti. Ringraziate chi desiderate, noi ovviamente ringraziamo voi.
Musicletter.it per questo spazio. Le nostre famiglie e i veri amici.

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