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“Nebbiosa” è il concept album d’esordio di Davide Sciacchitano (alias Nebbioso)

Parole e musica che raccontano un esperimento di obsolescenza programmata

Una città da cui fuggire, mura altissime, sensazioni claustrofobiche, racconti distopici: il disco di Davide Sciacchitano, in arte Nebbioso, incontra riscontri inquietanti con la realtà di questi giorni. Introdotto dal singolo Profondo sonnoNebbiosa è il concept album d’esordio del musicista ed ex giornalista friulano raccoglie all’interno di undici canzoni molte delle angosce legate al dibattito sull’Intelligenza artificiale, al futuro dell’uomo, a situazioni estreme come l’obsolescenza programmata degli esseri umani.

Tutto è raccontato con l’ausilio di sonorità rock, a volte post-rock, piuttosto alternative, e con la collaborazione di musicisti esperti come Mirko Cisilino, Michela Grena, Deison, Shaded Explorer.E intanto la sedicenne Nebbiosa si muove nella città-fortezza di Tr3SeiZer0, raccontando una società che ha perso la propria umanità. Il disco si chiama Nebbiosa come la sceneggiatura di un film che Pasolini non realizzò mai.

L’album autoprodotto, uscito a novembre 2019, snocciola una serie di canzoni e di momenti sonori quasi tutti sui tre minuti, con un certo rispetto della ritmica e dei tempi del pop, ma con una profondità strutturale e strumentale che vanno con bella evidenza al di là, pur senza appesantire mai l’ascolto. E intanto il racconto distopico scorre, attraverso passaggi emozionali forti come Ninna Nanna, Adolescenti Obsolescenti, Tr3SeiZer0, che raccontano di sperimentazioni su cavie umane, fino al “profondo sonno”, che è poi una morte somministrata attraverso il veleno.

Velenose sono spesso le ansie sonore proposte dal basso di Sciacchitano, tra una citazione beatlesiana e un riferimento a Battiato. Ma soprattutto attraverso il filo rosso disegnato dai testi. Riuscirà la rivoluzione di Nebbiosa o vincerà l’inquietante Padre, assassino e padrone? Per scoprirlo non resta che ascoltare un disco piacevole e ben fatto, ricco di intensità e di scrittura significativa. (Lorenzo D’Antoni)

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