Bitches Brew. La musica di Miles Davis (1967-1970) in un libro

A più di 50 anni dall’uscita di Bitches Brew di Miles Davis, la casa editrice il Saggiatore propone una nuova edizione, completamente riveduta e aggiornata, del libro di Enrico Merlin e Veniero Rizzardi.

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I protagonisti di quest’avventura musicale irripetibile vengono ricordati anche nel libro: Miles Davis alla tromba, Wayne Shorter al sax soprano, Bennie Maupin al clarinetto basso, Joe Zawinul al piano elettrico (sinistro), Chick Corea al piano elettrico (destro), John McLaughlin alla chitarra elettrica, Dave Holland al contrabbasso, Harvey Brooks al basso elettrico, Lenny White alla batteria (sinistra), Jack DeJohnette alla batteria (destra) e altri.

A oltre 50 anni dall’uscita di Bitches Brew, la casa editrice Il Saggiatore propone la nuova edizione completamente riveduta, arricchita negli apparati e aggiornata di un libro che gli amanti del jazz e gli estimatori del trombettista nero troveranno prezioso.

Bitches Brew. La musica di Miles Davis 1967-1970 di Enrico Merlin e Veniero Rizzardi arricchisce allo stesso tempo la storiografia jazz e quella del rock. Tra le perle rilucenti dell’innovazione musicale novecentesca e della “black music”, Bitches Brew esce su doppio LP nel 1970.

L’ombroso, bisbetico, geniale Miles Davis lo registrò in soli tre giorni tra il 19 e il 21 agosto del 1969 dirigendo un gruppo di strumentisti eccezionali che con le loro improvvisazioni diedero luogo a una musica d’avanguardia ispirata, in parte sensibile al rock (si era all’indomani di Woodstock), dissonante e ricche di sonorità con aggiunte di distorsioni, echi e riverberi.

Una musica che rinunciava alla forma canzone e alla melodia per addentrarsi in territori espressivi inediti di cui sono testimonianza i pochi pezzi che compongono l’album (i vari brani di Bitches Brew, è noto, si caratterizzano anche per la loro lunghezza, che si spinge molto oltre quella media di una “song”, tenuto conto dei tempi medi di durata vigenti in quegli anni) dove si suonano strumenti elettrici e si utilizzano misteriosi effetti sonori.

Una sbornia musicale fascinosa e seminale, quella di Bitches Brew, tra i più importanti album cui non di rado, semplicisticamente si fa risalire la nascita del jazz-rock quale espressione musicale che incrocia ritmi e musica afroamericani e aspre, ammalianti suggestioni rock.

Secondo la rivista Rolling Stone Davis è “spinto dal desiderio di assemblare il miglior gruppo di dannato rock’n’roll al mondo“, dato che la sua idea era quella “di rivolgere la sua musica al pubblico di Jimi Hendrix e Sly Stone”. Per il resto, la musica del trombettista “era piena di emozioni viscerali e della meditabonda cupezza che Davis portava in ogni cosa che toccava.”

Il libro spiega che prima ancora di rendersi conto della musica, chi si avvicinava a Bitches Brew poteva notare l’assoluta originalità di elementi come il titolo (“audace anche per un album rock e che al pubblico anglofono suonava certamente provocatorio”, scrivono gli autori), la confezione doppia inconsueta per un album di jazz, la copertina (“Mai una raffigurazione simbolica così complessa e programmatica era stata associata a un disco di jazz”).

Particolare attenzione il saggio pone sul metodo produttivo maturato da Davis: “Questo metodo”, leggiamo, “consiste nel rendere l’approccio sperimentale, aperto, al materiale musicale – essenzialmente basato sull’improvvisazione – funzionale a un concetto di vera e propria composizione che si realizza soltanto a posteriori, manipolando e riordinando il materiale registrato.”

L’album ha una carica innovativa straordinaria, maturata da Davis per gradi nello spazio di alcuni anni. Il libro di Merlin e Rizzardi, ben scritto (gli appassionati lo leggeranno tutto d’un fiato!) e ben documentato, è frutto di lunghe e pazienti ricerche d’archivio che hanno portato all’ascolto dei nastri originali delle varie sedute di registrazione, alla ricostruzione della genesi dell’album e delle fasi di preparazione, registrazione e post-produzione. Ricchissimo, per altri versi, l’apparato di foto, documenti, cronologie e discografie. (Giovanni Graziano Manca)

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