Rhiannon Giddens pubblica il 18 settembre Hope is the Thing with Feathers, il suo settimo album in studio. Dieci brani nati dall’incontro tra tradizioni della musica americana, collaborazioni costruite nel corso degli anni e una registrazione dal vivo realizzata in Louisiana con un gruppo di musicisti provenienti da diversi contesti.
Hope is the Thing with Feathers, 2026, Rhiannon Giddens
Rhiannon Giddens il 18 settembre 2026 pubblica Hope is the Thing with Feathers, il suo settimo album in studio per Nonesuch Records. La raccolta comprende 10 brani e nasce dall’incontro tra diverse tradizioni che hanno contribuito alla formazione della musica americana. Il progetto mette al centro il rapporto tra le persone e la forza che può nascere dalla collaborazione. Giddens ha scelto infatti una registrazione dal vivo, con pochi interventi successivi e senza sovrapposizioni elaborate. Il risultato punta quindi sulla dimensione essenziale dell’esecuzione. L’obiettivo è restituire l’energia di un gruppo che suona insieme e lasciare emergere anche la componente più spontanea delle sessioni.
Hope is the Thing with Feathers riunisce diversi musicisti che hanno accompagnato Rhiannon Giddens nel corso della sua carriera. Tra loro figura il bassista Jason Sypher, insieme al polistrumentista italiano Francesco Turrisi, alla chitarra, e all’artista congolese Niwel Tsumbu. Il gruppo comprende inoltre Dirk Powell, polistrumentista originario della Louisiana, e Justin Robinson, primo compagno di band e concittadino di Giddens nella Carolina del Nord. Partecipano anche Justin Harrington, nipote della musicista, Amelia Powell, figlia di Dirk Powell, Charly Lowry e Lalenja Harrington, sorella di Giddens. La formazione riflette così la varietà di esperienze che confluiscono nel disco. Louisiana, Congo, Italia e Carolina del Nord diventano punti di incontro all’interno dello stesso progetto musicale.
Le sessioni si sono svolte tra i tour nordamericani del 2024 e del 2025 presso The Cypress House, a Breaux Bridge, in Louisiana. Giddens ha coprodotto l’album insieme a Dirk Powell, che ha curato anche la registrazione e il mixing. La scelta di lavorare dal vivo nasce dalla volontà di portare l’ascoltatore al centro della sala e conservare l’atmosfera delle esecuzioni. Per questo motivo, nel disco trovano spazio anche elementi ambientali. Sono rimasti infatti alcuni rumori di sottofondo e le voci dei musicisti che parlavano prima delle registrazioni. Anche il ritmo dei piedi di Giddens, che accompagna il suo modo di suonare, emerge già nel brano di apertura. La registrazione privilegia quindi il rapporto diretto tra i musicisti e riduce al minimo gli interventi successivi.
L’album comprende quattro brani originali scritti da Giddens e Powell. Tra questi c’è Carolina Rain, scelto come singolo e costruito intorno a voce, banjo e violino. Un altro brano originale è Wish in Vain, nato dalla riflessione sulla crisi dei rifugiati e sull’esperienza di chi viene separato dal proprio luogo d’origine e dalle persone care. Accanto alle composizioni originali, Giddens interpreta alcuni brani legati alla tradizione musicale americana. Tra questi figurano High on a Mountain di Ola Belle Reed e Freight Train di Elizabeth Cotton, entrambe artiste della Carolina del Nord. Il repertorio comprende anche Going Home di Pura Fé, attivista indigena, cantautrice e narratrice. Completano la raccolta i tradizionali Cluck Old Hen e Walk with Me, quest’ultimo eseguito in duetto con la sorella Lalenja Harrington.
Il brano Hope is the Thing with Feathers prende spunto dalla poesia di Emily Dickinson. Giddens ha trasformato quella suggestione in una composizione nata durante un momento di riflessione in una stanza d’albergo. La melodia è stata poi sviluppata insieme a Niwel Tsumbu, che ha contribuito alla parte armonica. Il processo riflette uno dei temi centrali dell’album: l’incontro tra esperienze, generazioni e luoghi diversi attraverso la musica. Anche la copertina segue questa direzione. L’immagine è una trapunta patchwork realizzata dall’artista tessile Uzoma Samuel Anyanwu, a partire da una fotografia di Giddens scattata da Ebru Yildiz.
Negli ultimi anni Rhiannon Giddens ha ampliato la propria attività oltre la produzione discografica. Ha lavorato come musicista, compositrice, autrice e consulente in diversi ambiti artistici. Tra i progetti più recenti figura il film An Ode To Mary Jo, nel quale interpreta il ruolo principale insieme a Ed Helms, Jason Isbell, Steve Earle, Regina Taylor e John Sayles. Giddens ha inoltre svolto il ruolo di supervisore musicale e consulente per Sinners, contribuendo anche con brani originali. Ha composto nuova musica per Revolutionary War: A Ken Burns Documentary della PBS.
Sul fronte editoriale, ha realizzato il libro da colorare Color Me Country per la Color Me Country Foundation. Ha inoltre scritto con Kristina R. Gaddy Go Back and Fetch It: Recovering Early Black Music in the Americas for Fiddle and Banjo, dedicato alla musica Black Atlantic tra il 1600 e il 1800.
Giddens è stata tra i membri fondatori delle Carolina Chocolate Drops e del supergruppo femminile Our Native Daughters. Nel corso della sua carriera ha pubblicato tre album a proprio nome e due lavori realizzati con Francesco Turrisi, tutti per Nonesuch Records. Nel novembre 2024 è uscito American Railroad, il suo primo album realizzato con il Silkroad Ensemble. Nell’aprile 2025 è arrivata invece la collaborazione con Justin Robinson, What Did the Blackbird Say to the Crow, candidata ai GRAMMY nella categoria Miglior Album Folk. La musicista è anche direttrice artistica del Silkroad Ensemble, fondato da Yo-Yo Ma, e conduce il programma My Music with Rhiannon Giddens sulla PBS. Ha inoltre pubblicato libri per bambini, condotto podcast e lavorato alla colonna sonora di Red Dead Redemption II. Nel 2025 ha lanciato a Durham, nella Carolina del Nord, il festival Biscuits & Banjos. L’iniziativa è dedicata alla cultura afroamericana e al rapporto tra musica e comunità. Nel 2026 il progetto si è trasformato nella Biscuits & Banjos Foundation, organizzazione senza scopo di lucro nata per valorizzare il ruolo della diaspora africana nella cultura e nell’identità americane. Tra le prime iniziative c’è la distribuzione di banjo alle organizzazioni impegnate nell’educazione musicale afroamericana.
Il nuovo album arriva quindi all’interno di un percorso che unisce attività musicale, ricerca storica e collaborazione con artisti provenienti da contesti differenti. La carriera di Rhiannon Giddens comprende anche il Premio Pulitzer, due Grammy e una borsa di studio MacArthur “Genius”. Il suo lavoro si è concentrato spesso sul recupero di figure e tradizioni rimaste ai margini della narrazione della musica americana. Con Hope is the Thing with Feathers, questo approccio trova una nuova forma attraverso dieci brani registrati dal vivo, una formazione costruita nel corso degli anni e un repertorio che affianca composizioni originali, tradizione e nuove interpretazioni. (La redazione)
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