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Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor premiato a Venezia

Naza, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, racconta attraverso 24 testimonianze anonime i meccanismi militari per l’individuazione dei bersagli nella Striscia di Gaza. Il documentario affronta anche il ruolo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Presentato a Venezia, ha vinto il Premio Speciale della Giuria.

Il documentario Naza, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, racconta i meccanismi militari e tecnologici utilizzati per individuare e definire gli obiettivi nella Striscia di Gaza. Il film affronta anche il ruolo dell’intelligenza artificiale nei processi di selezione dei bersagli, attraverso le testimonianze di 24 persone provenienti dagli ambienti militari e dell’intelligence israeliana.

Un racconto costruito nell’oscurità

Naza segue il conflitto a Gaza attraverso 24 interviste a esponenti anonimi degli apparati militari e dell’intelligence israeliana. Gli intervistati non mostrano il volto. Sono invece le loro voci a costruire progressivamente il racconto.

La scelta cinematografica dell’oscurità accompagna l’intero documentario. Il buio diventa così un elemento visivo e narrativo, pensato per richiamare l’oscurità morale e umana dei fatti raccontati.

Il film affronta in particolare il funzionamento dei meccanismi che conducono all’individuazione degli obiettivi nella Striscia di Gaza. Un ruolo centrale spetta alla tecnologia e all’intelligenza artificiale, considerate nel contesto dei processi di definizione dei bersagli.

Il titolo Naza deriva da un acronimo militare israeliano collegato all’espressione ebraica nezek agavi. Il termine indica il numero di civili che si prevede possano morire come danno collaterale durante un attacco aereo. Il concetto corrisponde al Non-combatant casualty value (NCCV).

Le testimonianze e la presentazione a Venezia

Il documentario utilizza anche dati sulle vittime provenienti da inchieste pubblicate tra il 2023 e il 2025 da +972 Magazine, Local Call e dal quotidiano britannico The Guardian. Le informazioni contribuiscono alla ricostruzione proposta dai registi.

Le riprese di Naza si sono svolte a Tel Aviv durante la guerra a Gaza. Attraverso le testimonianze raccolte, il film esamina inoltre il ruolo di funzionari del governo israeliano nelle operazioni che hanno provocato la morte di migliaia di civili palestinesi.

Dal punto di vista produttivo e narrativo, l’anonimato degli intervistati rappresenta un elemento essenziale. L’assenza dei volti sposta infatti l’attenzione sulle parole e sulle informazioni fornite dalle persone coinvolte.

Naza è stato presentato il 10 settembre 2026 in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il documentario ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria, inserendosi tra le opere premiate della manifestazione.

Un documentario tra tecnologia, guerra e responsabilità

Il lavoro di Yuval Abraham e Rachel Szor concentra quindi l’attenzione sui processi attraverso i quali vengono individuati gli obiettivi militari e sul ruolo assunto dagli strumenti tecnologici. L’intelligenza artificiale costituisce uno dei temi centrali del documentario.

La struttura basata sulle testimonianze anonime permette ai registi di concentrarsi sui meccanismi descritti dagli intervistati. Al tempo stesso, l’uso quasi costante dell’oscurità costruisce una precisa scelta formale, legata ai temi affrontati dal film.

Con Naza, il conflitto viene osservato anche attraverso i sistemi decisionali, tecnologici e militari che precedono l’individuazione dei bersagli. Il documentario porta così sullo schermo una riflessione sui meccanismi della guerra e sulle conseguenze delle decisioni assunte durante le operazioni nella Striscia di Gaza. (La redazione)

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