I migliori album della storia del folk

Una catalogazione che risulta essere meramente soggettiva ma che, allo stesso tempo, si basa su parametri artistici sicuramente considerevoli.

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Il folk è un genere musicale che vive di così tanto vasta dimensione che, di conseguenza, risulta essere molto difficile rapportarsi allo stesso, dal momento che le determinazioni di questo genere musicale sono sicuramente numerose e portano, tantissime persone, a cercare di ottenere una catalogazione di generi musicali, sottogeneri, artisti e album nello specifico.

Per fortuna, con la modernizzazione tecnologica degli ultimi anni, tra le tante piattaforme che si sono distinte sul web c’è ad esempio casinoonlineaams.com, sono venuti fuori anche tantissimi siti di streaming musicale che permettono di ascoltare musica e conoscere artisti del secolo scorso, che hanno contribuito a fare la storia della musica nel migliore dei modi. Per questo motivo, vale la pena approfondire nel dettaglio quali siano i migliori album della storia del folk, chiaramente secondo una catalogazione che risulta essere meramente soggettiva ma che, allo stesso tempo, si basa su parametri artistici sicuramente considerevoli.

Bryter Layter

Il primo tra i migliori album della storia del folk non potrebbe che essere Bryter Layter, secondo prodotto discografico realizzato dall’artista folk britannico Nick Drake, cantautore e chitarrista noto per le sue composizioni acustiche che hanno contribuito a generare un incredibile successo nella storia del folk e della musica in generale. L’album ha trovato pubblicazione nel novembre del 1970 e, basandosi su un insieme di 10 tracce della durata di meno di 40 minuti in totale, l’artista folk inglese è riuscito a realizzare un vero e proprio capolavoro in una discografia relativamente breve ma, allo stesso tempo, significativa e importantissima.

A proposito del titolo dell’album, si tratta della pronuncia cockney dell’espressione che, in italiano, trova traduzione in schiarite più tardi, utilizzata all’interno dei bollettini meteorologici. L’album è stato catalogato, secondo la rivista Rolling Stone, e inserito all’interno della lista dei 500 migliori album di tutti i tempi, al 245esimo posto; un riconoscimento sicuramente importantissimo per un prodotto discografico che si avvale non soltanto di un pregio strumentale e compositivo di grandissimo valore, ma anche della presenza di John Cale dei Velvet Underground, all’interno delle due tracce Fly e Northern Sky, mentre, a dimostrazione dell’impegno soprattutto compositivo del disco, ben 3 tracce, tra cui la prima Introduction, la sesta, title track, e l’ultima, Sunday, sono interamente strumentali.

The Freewhelin’ Bob Dylan

Se si prende in considerazione il genere musicale del folk, non si può non citare l’esperienza di Bob Dylan e, in particolar modo, il glorioso esempio di The Freewheelin’ Bob Dylan, pubblicato nel 1963 e secondo album ufficiale del cantautore statunitense. A seguito del disco d’esordio, che ottenne un grandissimo successo in patria grazie alla combinazione di brani tradizionali folk, di cui Bob Dylan ha effettuato una cover, il secondo prodotto discografico realizzato dal cantautore in studio ha rappresentato una conferma ideale del grandissimo talento che Bob Dylan ha sempre avuto nell’ambito della storia della musica. Inoltre, a differenza del primo album interamente basato sulla realizzazione di cover, il secondo prodotto discografico prevede la presenza di ben 11 su 13 canzoni che, invece, rappresentano composizioni originali dello stesso Dylan.

Inutile soffermarsi, specificamente, su ognuna delle realizzazioni del cantautore statunitense, dal momento che ci sarebbe tantissimo da dire a proposito di tracce meravigliose come Blowin’ in the wind, uno dei manifesti sociali, musicali e culturali degli anni ‘60 e della storia della musica in generale, con cui il disco si apre. Pensare che Bob Dylan abbia realizzato questa album quando aveva soltanto 22 anni permette di rendersi conto dell’incredibile valore del cantautore statunitense, in grado di ottenere un successo in tutto il mondo e di essere riconosciuto tra gli artisti più completi della storia della musica, fin dalla giovanissima età. La rivista britannica Rolling Stone ha selezionato l’album al 97esimo posto all’interno della classifica dei 500 migliori album di tutti i tempi. (Leo Sellariani)

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