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Terzo album per il quintetto di Bristol The Jazz Defenders

Memory In Motion è un disco capace di mettere insieme passato, presente e futuro del jazz. Un'opera che rimane fedele alle radici del genere ma che al contempo sconfina verso territori più ibridi.

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Il terzo album Memory In Motion del quintetto di Bristol The Jazz Defenders riesce nell’intento di connettere il passato, il presente e il futuro del jazz in un’opera che rimane fedele alle radici del genere ma al contempo sconfina verso territori più ibridi.

Sebbene siano difensori dell’eredità di grandi del jazz come Horace Silver o Art Blakey, la band non si limita ad una mera operazione di nostalgia, il loro materiale è originale e vario, e questo terzo disco scoppietta di energia e brilla di abilità.

I ritmi frenetici e le melodie accattivanti di Memory In Motion creano un’esperienza di ascolto dinamica e coinvolgente, mentre le composizioni sofisticate, ma accessibili, permettono a tutti di immergersi nell’universo sonoro ricco e complesso del gruppo. 

La traccia di apertura Meanderthal è indicativa del groove caratteristico dei Jazz Defenders e ne stabilisce il modello: ritmi funky e un motivo congiunto di sax e tromba seguito da assoli mai indulgenti. 

Al cuore della band c’è il tastierista George Cooper, che spesso si destreggia anche al vibrafono, come nella rilassata Take A Minute, mentre nel resto dell’album il ritmo tende a rimanere alto: Snakebite Playfight è un pezzo sinuoso trainato dalla batteria di Ian Matthews (membro dei Kasabian), Chasing Fantasies e Fruffle Kerfuffle con la loro base swingata lasciano ampio respiro ai vari assoli.

Il brano rap di rigore, Rolling On A High vede la partecipazione del mc e attore londinese Doc Brown, che così conferma il sodalizio jazz-rap che i Jazz Defenders avevano iniziato ad esplorare nel secondo album del 2022, che ricorda un po’ gli esperimenti di Guru col suo progetto Jazzmatazz.

Il brano di chiusura, Enigma è l’unica registrazione dal vivo dell’album ed è una ballata lussureggiante e romantica solo per pianoforte acustico e contrabbasso. Oltrepassando di poco i sette minuti è la traccia più lunga dell’album e dimostra che i Defenders sono ben lungi dall’essere delle meteore, e sono qui per restare. (Adaja Inira)

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