Gli Angels of Libra pubblicano il secondo album «Revelations»

Gli Angels of Libra ci lasciano liberi di fluttuare nello spazio e noi aspettiamo che vengano a recuperarci

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Non è semplice definire lo stile del gruppo strumentale Angels of Libra, ma una cosa è certa: l’effetto sorpresa non manca mai. Dal retro soul, al conscious hip hop, per arrivare a suoni da cosmonauta, è proprio il caso di dirlo, questa band di Amburgo “spazia” parecchio. 

È questo il primo pensiero ascoltando Revelations, il secondo album della formazione, fuori a soli 6 mesi di distanza dal loro disco di debutto Nathan Johnston & The Angels of Libra, da cui erano stati estratti vari singoli-video di cui vi avevamo anche parlato (Angel Of LibraAll Your Love).

Se nell’album precedente gli Angels si erano affidati in tutto e per tutto ad una voce, quella del cantautore irlandese Nathan Johnston, che appariva anche nel titolo del disco, per Revelations gli ospiti sono 4, su altrettanti brani, lasciando ampio spazio alle strumentali, e, a sorpresa, persino gli Angels stessi al vocoder.

Altra sorpresa è la direzione sonora. Per chi si era abituato allo stile retro soul-pop del primo album, la sterzata verso paesaggi sonori spaziali, dal cosmic funk allo psych soul, risulta inaspettata. L’effetto è quello di una colonna sonora di un film di fantascienza, come suggerito anche dalla copertina dell’album che ritrae un satellite in orbita.

Il disco si apre con la strumentale The Only Thing Left, che sembra fluttuare in uno spazio etereo, preparandoci ad affrontare un viaggio interstellare cosparso di synths. 

Subito dopo viene lanciata una bomba nella forma della title track Revelations, che vede il ritorno del fidato vocalist Nathan Johnston, e che è stata accompagnata anche da un video.E’ una traccia malinconica in cui Johnston, con la sua voce ruvida, ci ricorda che l’umanità ha un debito nei confronti della terra e della natura. 

In corrispondenza della terza traccia inizia il viaggio nella mitologia e nelle scene bibliche. La strumentale House of Zeus irrompe in una voce fuori campo elettronica che racconta la storia di Ganimede, la cui bellezza indusse Zeus a rapire il giovane.

Gabriel apre invece la triade di voci femminili presenti nell’album. Qui Milo Milone si impone con grazia su una base rnb-pop.

Dopo Gabriel è il turno di un altro arcangelo, Raphael, brano strumentale inquieto caratterizzato da chitarre twang e dal caratteristico “infrasuono” usato per identificare gli UFO. 

Ritorna il mito di Ganimede con, appunto, Ganimed, che oltre ad essere una figura mitologica è anche un satellite di Giove, giusto per ricordarci che siamo ancora nello spazio.

 In & Out ci riporta sulla terra, nello specifico in un club londinese, con la melodica voce di Jean Cortis e gli strumenti a fiato delicati.

La storia si fa interessante e catchy in Kung Fu Noir, strumentale dal tocco misterioso e dalle atmosfere di un vecchio film noir.

L’ultima voce a comparire nell’album è quella di Jepka in Where Did It All Go, un riuscito tuffo nel neo-soul di matrice europea.

Ci si avvia alla conclusione con Ayahuasca, brano che prende il nome da un decotto psichedelico in grado di provocare visioni. Il brano chiude l’album col mood giusto; lascia soddisfatti ma con un po’ di amaro in bocca verso il futuro.

Gli Angels of Libra ci lasciano liberi di fluttuare nello spazio e noi aspettiamo che vengano a recuperarci. (Adaja Inira)

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